La capacità di cambiare

Le considerazioni che seguono vogliono in particolare soffermarsi su un tema specifico su cui di recente è andato sviluppandosi un vivace dibattito a livello regionale, ovvero il ruolo della leadership nell’attuale contesto politico. In relazione ad alcune scelte importanti (cementificio, rigassificatore, grandi infrastrutture), tale dibattito si è in particolare sviluppato con riferimento alla figura del Presidente Illy, visto dall'opposizione (ma non solo), come un leader autocratico che in virtù del suo carisma personale, concentra su di sè un grande potere, riducendo lo spazio dei partiti, delle istituzioni (es. Consiglio regionale), e financo quello dei cittadini.


Ciò, secondo taluni, arriverebbe persino a limitare i normali processi democratici. Rilevo, peraltro, che un'accusa più o meno analoga di leaderismo, a parti politiche invertite, è stata rivolta anche a Silvio Berlusconi durante il periodo in cui ha svolto il ruolo di capo del governo (con l'aggravante che alle sue prorompenti caratteristiche personali egli associava anche un enorme potere economico e mediatico che ne amplificava inevitabilmente il ruolo politico). Come non segnalare poi che da molte parti si contesta invece l'attuale presidente del Consiglio Romano Prodi per la ragione opposta, cioè per la presunta debolezza della sua leadership, ovvero per un ruolo considerato troppo subalterno ai vari partiti che compongono la coalizione di governo. Sul tema è interessante tener presenti anche i variegati commenti che in questi giorni sono stati fatti a proposito della leadership autoritaria di Sarkozy in Francia, considerata per altro dai più un fattore decisivo della sua affermazione.


Come si vede, le questioni legate alla leadership risultano in effetti piuttosto controverse e meritano quindi qualche riflessione più articolata. In particolare si tratta di comprendere meglio il significato ed il ruolo che può avere oggi la leadership nel campo politico, ovvero se e in quali termini essa possa rappresentare un valore per la collettività o, all'opposto, un problema o un rischio per la stessa. Poiché si tratta di un tema complesso e per certi versi "sensibile", voglio precisare che le considerazioni che seguono prescindono da giudizi di parte e/o da valutazioni di merito di tipo politico, ma intendono piuttosto portare un contributo professionale (da alcuni anni chi scrive sviluppa le tematiche della leadership all'interno dei percorsi formativi di Mib school of management) a una questione che in ogni caso risulta rilevante per la nostra società e per il nostro futuro. In primo luogo possiamo osservare che, pur derivando dal verbo inglese to lead, che significa guidare, condurre, il termine leadership può in realtà assumere diversi significati. In un'ottica generale, infatti, la leadership può sottendere aspetti diversi, come il comando, il potere di decisione, l'arte di aver seguito, la capacità di motivazione e di influenza. In ambito aziendale può essere inoltre uno strumento manageriale per raggiungere determinati traguardi o una modalità di gestione delle dinamiche di gruppo.


Da un punto di vista tecnico, ci pare comunque quanto meno azzardato attribuire, come in genere fanno i media, in modo automatico un ruolo di leadership politica a chiunque occupi una posizione di responsabilità in qualsivoglia istituzione o organismo. Considerare la leadership un attributo direttamente associato alla posizione ricoperta, prescindendo dai relativi processi e dalle caratteristiche qualitative e di merito di chi occupa quella posizione, significa infatti privare sostanzialmente la leadership stessa di qualsivoglia soggettività. Ma che cosa contraddistingue allora un vero leader e quindi un'autentica leadership? La risposta non è semplice né tantomeno univoca. In termini semplificati possiamo dire che il concetto di leadership dipende da un mix di fattori di varia natura (es. cultura, valori), i quali sono tuttavia correlati allo specifico contesto sociale di riferimento e quindi cambiano da paese a paese. Ad esempio, nei paesi anglosassoni di matrice protestante, la menzogna viene considerata un fattore ostativo per qualsivoglia leadership politica: è noto che nella nostra realtà tale aspetto viene invece dalla stessa opinione pubblica considerato un peccato veniale (un aspetto fisiologico) e quindi scarsamente influente sulla (presunta) leadership del politico in questione. In ogni caso, la leadership non può prescindere dalle caratteristiche personali del soggetto a cui ci si riferisce: sia che si tratti di caratteristiche innate come il carisma o il talento, sia che si tratti di caratteristiche acquisibili successivamente come le conoscenze, le capacità, le competenze, le esperienze.


Nel loro insieme questi attributi contribuiscono a determinare quella che si definisce anche "autorevolezza". Si tratta comunque di un elenco parziale in quanto sulla leadership possono influire anche altri aspetti personali come il coraggio, l'integrità, la lealtà, la capacità di comunicazione, l'empatia, la consapevolezza di sè, ecc., o altri elementi (es. successo, prestigio, ricchezza) che possono sostanziare negli interlocutori o nell'immaginario collettivo la percezione di una leadership. In estrema sintesi, sulla base degli studi in materia, non vi è tuttavia dubbio che uno dei connotati più specifici che caratterizzano una efficace leadership, sia rappresentato dalla capacità che il leader deve avere di saper gestire il cambiamento, cioè di guidare le organizzazioni e le persone verso le nuove mete che egli ha individuato (vision), oppure che le circostanze richiedono o addirittura impongono. Poiché è notorio che sia le organizzazioni che gli individui, per una serie di ragioni diverse (psicologiche, culturali, economiche...), presentano in genere delle fisiologiche inerzie al cambiamento, che in taluni casi si trasformano in vere e proprie resistenze attive, si ritiene che solo una forte e riconosciuta leadership possa essere in grado di superare tali inerzie e resistenze, avviare il cambiamento e consentire il raggiungimento degli obiettivi previsti. Ciò è tanto più è necessario e importante quando, come ad esempio accade sempre più spesso, si manifesta una contrapposizione fra esigenze presenti (certe e facilmente percepite) e benefici futuri (incerti e di più difficile valutazione) oppure fra interessi particolari (consolidati e in genere organizzati) e interessi collettivi (più labili e spesso percepiti in termini astratti più che reali).


Nel contesto italiano, tali contrapposizioni hanno radici antiche (basta pensare alle varie corporazioni) e hanno consolidato una diffusa tendenza a difendere in primo luogo e con grande tenacia l'esistente (considerato un diritto acquisito anche quando si tratta di un privilegio) e anteporre i benefici immediati rispetto alle prospettive e alle esigenze di medio e lungo termine (si veda il caso della riforma pensionistica). Più in generale, tuttavia, non vi è dubbio che nell'ultimo decennio il bisogno di leadership sia enormemente cresciuto in tutti i paesi, ovvero in tutte le società democratiche. Le ragioni sono molteplici e non hanno sempre lo stesso peso in tutti i casi; tuttavia ritengo che un ruolo determinante sia sicuramente riconducibile alla crescente complessizzazione e dinamicità che ormai pervade tutti i sistemi e le organizzazioni sociali. Da un lato, infatti, a causa di fenomeni come la frantumazione delle tradizionali classi sociali, la nascita continua di nuovi bisogni, lo sviluppo delle tecnologie, le società sono diventate sempre più complesse da decifrare e ancora di più da gestire. Dall'altro lato, il tumultuoso processo di globalizzazione, originato dalla caduta del muro e delle storiche barriere politiche ed economiche che per 50 anni hanno diviso il mondo, ha reso tutti i processi più veloci e le realtà più mutevoli.


Nel loro insieme tali fenomeni hanno comportato e comportano in tutti i campi di attività e a tutti i livelli l'esigenza di profondi cambiamenti, che non rappresentano più un fatto contingente ma sono un dato strutturale con cui, piaccia o meno, occorre fare i conti in via continuativa. Se ciò è vero (e mi pare difficile contestarlo), non vi è dubbio che vi sia oggi più che in passato anche a livello politico (nelle aziende è un dato acquisito da tempo) un marcato e diffuso bisogno di leadership, cioè di una forte capacità di governare il cambiamento, ovvero di una capacità di guidare la società verso mete che sono diverse da quelle verso cui essa spontaneamente tende (essendo, come detto, i processi condizionati in genere più dalla realtà esistente che dalle prospettive future). Rimane ovviamente il problema di comprendere quali caratteristiche debba avere questa necessaria leadership, nonché le modalità in cui essa possa correttamente esercitarsi. Non meno rilevante è il problema di come, in un contesto democratico, debba svolgersi la altrettanto necessaria attività di controllo da parte della collettività. Ma questo è già il tema per una riflessione successiva.

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