La carica delle 600 badanti integrate a Monfalcone. Sono raddoppiate negli ultimi 5 anni
Il boom iniziato negli anni Novanta cresce ogni anno del 10%. In maggioranza italiane, romene, ucraine e moldave

Bonaventura Monfalcone-18.07.2019 Badanti polacche-Parco Rocca-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
MONFALCONE: La crescita esponenziale del numero di badanti nel nostro territorio è un fenomeno cominciato in sordina nei primi anni Novanta, subito dopo la caduta del Muro. Ha registrato un aumento costante negli anni perché sorto dal fortunato incontro fra due bisogni che fino a prima scorrevano su binari paralleli. Da una parte, l’invecchiamento della popolazione italiana e l’impossibilità, sempre più spiccata da parte dei connazionali, di prendersi cura dei propri genitori. Dall’altra, la mancanza di lavoro nelle popolazioni dell’Est e la volontà di poter realizzare i propri desideri: farsi una casa, far studiare i figli, pagare le medicine ai genitori.
Su queste basi, a Monfalcone come nel resto d’Italia, l’esercito delle badanti ha via via ingrossato le sue fila fino a coprire un ruolo sempre più importante nella società. Una figura professionale che è andata istituzionalizzandosi in virtù della funzione sociale che ha conquistato nel tempo e che è andata di pari passo con la crescente contrattualizzazione.
Al punto che, se i dati relativi agli primi anni Novanta sono praticamente assenti, adesso è possibile fare una stima della presenza delle badanti sul territorio. Il servizio Caf della Cisl calcola verosimilmente che nella sola Monfalcone ne siano operanti minimo minimo 600. Ecco come il direttore del servizio, Andrea Cum, spiega la cifra. «Il nostro Caf gestisce al momento i contratti di più di 200 badanti che lavorano in maniera fissa a Monfalcone». Il settore è caratterizzato però da un’estrema mobilità: «Ogni anno un altro centinaio di badanti o apre un nuovo contratto o cessa la propria attività per svariati motivi (perché decide di tornare nel proprio Paese o perché il suo assistito muore, ad esempio). Quindi ai 200 contratti fissi che gestiamo dobbiamo aggiungerne circa altri 100 temporanei, e arriviamo a 300».
Per giungere alla somma complessiva di almeno 600 lavoratrici attive a Monfalcone, bisogna tenere in considerazione il fatto che il servizio Cisl non è naturalmente l’unico sul territorio a operare nel settore: si affianca ai Caf offerti dalla Cgil, dalle Acli e da alcune cooperative. «Il nostro sportello detiene un terzo di quota di mercato su questi servizi - afferma il direttore del Centro Cisl - . I nostri dati risultano di conseguenza piuttosto attendibili per fotografare il fenomeno monfalconese nel suo complesso. Inoltre, se noi gestiamo i contratti di 200 badanti fisse e se copriamo un terzo di quelle che lavorano con un contratto nel territorio, è facile dedurre che a Monfalcone ce ne siano almeno 600» ragiona a voce alta Cum.
L’altra certezza è un buon indice di approssimazione, visto che sono quantificabili solo le badanti regolarizzate, coloro che hanno firmato un contratto di impiego. Buona parte del lavoro in nero resta ancora sommerso, impossibile da decifrare. Anche se le famiglie nostrane tendono sempre più spesso a stipulare contratti di lavoro con le badanti di fiducia. L’osservatrio Cisl calcola ogni anno un 10 per cento di contratti in più, che risultano raddoppiati negli ultimi cinque anni. Effetto dei contributi ottenibili, in regione, dal Fondo di autonomia possibile dedicato a chi si prende carico di parenti non autosufficienti.
I dati forniti dal centro di assistenza fiscale della Cisl consentono dunque di fotografare con buona approssimazione il fenomeno, riservando pure una sopresa inaspettata. La percentuale maggiore, più del 28 per cento, è data da lavoratrici italiane. Donne che - separate con figli, cresciuta la prole o perso il lavoro - hanno deciso di darsi all’assistenza degli anziani per arrotondare il bilancio famigliare o per sbarcare il lunario.
Motivazioni, insomma, non tanto diverse da quelle che spingono le donne dell’Est a lasciare casa, marito, figli per intraprendere viaggi in pullman lunghi anche 24 ore. Una nuova lingua da imparare a 50 anni suonati, fino a sei mesi di lavoro consecutivi in servizio praticamente “h24”. Ma la soddisfazione di rimandare il denaro a casa vale la candela. Sempre secondo la Cisl, le badanti straniere impiegate a Monfalcone vengono da Romania (26,5%); Ucraina (11,9%); Moldavia (11,4%); Bulgaria (5,2%); Polonia e Macedonia (4,1%); Serbia (3,1%) e Russia 2%. Fra loro non mancano gli uomini, seppur in strettissima minoranza. —
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