La Carnia sfregiata dalla superstrada che nessuno voleva
La variante di Socchieve costa 9 milioni di euro a km Sarà pronta nel 2013. I residenti: «I verdi dove sono?»
SOCCHIEVE. Questa è una storia di terra, di rocce e di alberi. Questa è una storia di montagna. Sfregiata. Questa è la storia di una strada – la variante della statale 52 – che costa 9 milioni al chilometro, che sarà lunga tre, che squarcia lo splendido territorio del comune di Socchieve. Questa è una storia di centinaia di migliaia di metri cubi di Carnia ribaltata, spostata, violentata. Ed è anche una storia di assenze – in primis degli ambientalisti – e della buona fede di amministratori locali forse impreparati a gestire il colossale progetto calato dall'Anas in accordo con la Regione.
Ormai è troppo tardi per tornare indietro. I lavori appaltati all'impresa Vidoni di Udine sono cominciati ai primi dell'anno (consegna formale il 30 novembre 2010) e termineranno nel luglio del 2013. In mezzo 950 giorni di ruspe, di bulldozer, di caterpillar, di colate di cemento e di grovigli di acciaio. In mezzo la composta rabbia di parte degli abitanti di Socchieve, e la rassegnata indifferenza degli altri. La Carnia non sarà più la stessa. La montagna vuole scendere in pianura visto che dalla pianura non arrivano gli aiuti sperati alla montagna.
La frazione di Nonta è uno scrigno tra il borgo di Socchieve e quello di Mediis dove c'è il municipio. A Nonta c'è tutto e niente, un compendio di montagna dimenticata ma affascinante. C'è invece la celebre Osteria da Nonta, antica del 1600 che se i suoi muri potessero parlare ne racconterebbero di storie. Ora invece nell'osteria tocca parlare della storia del “mostro” di cemento.
La racconta Roberto Coradazzi, ex assessore comunale nella precedente giunta di centrosinistra guidata da Luciano Mazzolini: «Nel 2008 arriva in Consiglio comunale il progetto dell'Anas. Il Comune era tenuto a provvedere con una variante al piano regolatore per consentire l'inizio dei lavori. Io e molti altri ci accorgemmo di quanto impattante sarebbe stata la strada. Chiedemmo al sindaco di aspettare, di chiedere chiarimenti e garanzie sull'impatto ambientale. Lui si fidò delle assicurazioni dell'Anas. Il progetto fu approvato con il mio voto contrario e i due dell'opposizione, tra cui Roberto Fachin, attuale sindaco».
Milena Del Degan, con il figlio gestisce a Nonta una stalla costruita con tanti sacrifici: «Volevano chiudere la strada d'accesso alla statale, non so se riusciremo a fargli cambiare idea. Ma dico io, così si uccide un paese». Per arrivare a Nonta si può salire da Socchieve attraverso la salita della cleva. È talmente ripida che se la percorri a piedi al termine dell'erta o crepi o vedi la madonna e forse per questo nel settecento hanno eretto proprio lì la chiesetta di Santa Maria Assunta. Da Nonta centro si sale ancora e si raggiunge la statale e quindi Mediis. Ma sono strade strette e non ci passano i camion per andare alla stalla.
Già, ma perché la variante? Coradazzi. «È una strada di cui si parla da almeno trent'anni. Il motivo è che dopo Socchieve ci sono una mezza dozzina di curve impegnative e un paio di tornanti. Noi lo chiamiamo il criviel, che significa dislivello, erta. I mezzi pesanti hanno difficoltà a transitare soprattutto se ne arrivano degli altri dall'opposta direzione. Ma oggi quanti camion passano in un giorno? Pochissimi, purtroppo. In Carnia abbiamo perso la gran parte delle industrie». Dicono in paese che sarebbe bastato addolcire le curve del criviel e tanta natura sarebbe stata risparmiata.
Amara, ma non rassegnata, la considerazione finale di Gabriella Fachin: «Ma dove sono i verdi, gli ambientalisti, i comitati che accorrono in gran massa in val di Susa? Non è montagna anche la nostra Carnia?».
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