La Cdl esulta: ora possiamo battere anche Illy
| An e Udc: subito il tavolo per il candidato del 2008. Gottardo: Gorizia, modello da riprodurre |
TRIESTE
«Se il centrodestra si presenta unito, e magari si allarga, non ce n’è per nessuno» sentenzia Roberto Molinaro, capogruppo dell’Udc, mentre celebra il «trionfo» di Buia. «Adesso ci sono tutte le premesse per chiudere l’era illyana» afferma Ferruccio Saro, senatore di Forza Italia, mentre a mezzanotte brinda a Gorizia. «Riccardo Illy è bat-ti-bi-le. Ha grande capacità mediatica ma bassissima capacità di rapporto diretto con gli elettori» scandisce Giovanni Collino, senatore di An, mentre a casa tiene a bada il boxer fradicio di pioggia. Il centrodestra festeggia il verdetto delle amministrative in ordine sparso.
Ma, come un sol uomo, lo legge e lo interpreta: snocciola le vittorie ottenute, da Maniago a Manzano, da Tarvisio a Lignano, da Duino Aurisina a Azzano Decimo, passando ovviamente per quella Gorizia «emblema della riscossa» dove solo gli scrutatori lenti come tartarughe fanno soffrire Ettore Romoli, e ne ricava un messaggio «forte e chiaro» per la sfida più importante. Le regionali del 2008. «Perdiamo, come dimostrano Grado e Aviano, solo quando ci dividiamo» sintetizza il segretario di An Roberto Menia. «E i cittadini sono arcistufi di quello che succede a Roma e a Trieste. Non ne possono più» aggiunge il commissario della Lega Fulvio Follegot. «D’altronde, pur di conquistare il potere, il centrosinistra mette in secondo piano la coerenza, i programmi, la storia, i valori: lo vediamo a Grado dove appoggia un esponente di An... Ma la vittoria è effimera, a Grado oggi come ieri al Senato, perché il centrosinistra non riesce a governare» sottolinea il senatore di Forza Italia Roberto Antonione.
E il segretario dell’Udc Angelo Compagnon sottoscrive e rilancia: «Alle politiche avevamo uno scarto di dieci punti sul centrosinistra. Adesso confermiamo il trend positivo e quindi possiamo e dobbiamo fare tesoro dell’esperienza, in vista del 2008, consolidando l’alleanza e scegliendo il candidato giusto». Il candidato giusto, appunto: il centrodestra, nonostante senta «il vento in poppa» e pianti le sue bandierine su almeno 13 comuni, non può ignorare il nodo irrisolto. Il più delicato. Quello che Silvio Berlusconi, indicando pubblicamente Renzo Tondo e suscitando frenate più o meno esplicite (e innanzitutto forziste), ha paradossalmente ingarbugliato: e non è un caso allora, se nel giorno del «grande risultato», come lo definisce Collino, tutti (o quasi) affrontino quel nodo, cercando finalmente di scioglierlo. «Ci sentiremo già domani e fisseremo il tavolo regionale del centrodestra.
Perché il candidato va scelto rigorosamente in Friuli Venezia Giulia, e non fuori: sarebbe una pazzia ripetere gli errori del 2003» afferma, inequivocabile, Compagnon. Dà man forte, ancora una volta, Follegot: «Riuniamoci al più presto, discutiamo e troviamo un candidato condiviso da tutti, non imposto dall’alto. Non vogliamo che quello che è successo cinque anni fa si ripeta ma, purtroppo, abbiamo intravisto avvisaglie preoccupanti». Concorda Menia: «Ci siamo già sentiti e abbiamo deciso di riunirci quanto prima. Forse anche in settimana perché adesso l’imperativo è chiudere in fretta sul candidato». Rilancia Collino: «Il futuro candidato va trovato e ufficializzato dai coordinatori regionali. E non va certo calato dall’alto: né Fini, né Bossi, né Berlusconi o Casini possono imporlo». E Tondo? L’oggetto di tante attenzioni e preoccupazioni? Il carnico tenace non fa una piega: «Sono a disposizione, se serve.
E, se non serve, sono pronto a dare una mano alla coalizione». Semmai, nel dopo voto, preferisce attaccare Illy e il centrosinistra: «Portano avanti una politica autoreferenziale, tutta basa sull’immagine, creando disaffezione e distacco dalla politica, come dimostra il dato basso dell’affluenza e il risultato elettorale. Il segnale è chiaro. Sta a noi raccoglierlo, ricostruendo una leadership forte, e dando risposte concrete ai bisogni dei cittadini». Non è il solo a punzecchiare o contestare il presidente in carica. Menia, ad esempio, insiste sulla sua tesi. Quella che Illy, nel 2008, potrebbe pure non esserci. «Ha smentito, lo so, ma non mi ha convinto, soprattutto se noi non commettiamo errori e scegliamo in fretta». Isidoro Gottardo, il coordinatore di Forza Italia, non concede invece nemmeno una citazione all’avversario da battere: «Il voto amministrativo dice qualcosa soprattutto a noi.
E cioé che c’è un elettorato, in Friuli Venezia Giulia, che non ne può più di Prodi e delle politiche di centrosinistra, che è disponibile alle regionali a farci un’apertura di credito, a patto che ci presentiamo con un progetto politico e una coesione adeguata alle sue aspettative». E l’aspirante presidente? Gottardo sorvola e ritorna, in una risposta forse indiretta, a Gorizia e alla vittoria più bella: «Romoli si dimostra il candidato giusto perché ha la cultura politica per tenere assieme la coalizione». Non basta: il coordinatore di Forza Italia aggiunge che proprio a Gorizia, e poi a cascata in altri comuni, si afferma un «modello» da riprodurre. «Il centrodestra ha messo in campo una nuova cultura di coalizione, raggiungendo la coesione in molti comuni, e riuscendo persino ad allargarsi in altri, con risultati straordinari. Il centrosinistra, viceversa, è passato solo dove il centrodestra si è presentato diviso: a Grado, ad Aviano, e persino a Cormons».
Concorda e rilancia Collino: «Il centrodestra ha confermato i ”suoi” comuni. Si è preso Gorizia e Maniago. E se avesse osato un po’ di più, forse, poteva conquistare persino Cervignano... È un grande risultato che, confermando il trend positivo delle politiche, crea tutte le condizioni per il 2008. Basta che il centrodestra assolva a due compiti. Il primo: si presenti unito e, possibilmente, allargato. Il secondo: scelga entro l’estate, dopo un’opportuna pausa di riflessione, il candidato». Facile a dirsi, meno a farsi...
Riproduzione riservata © Il Piccolo
Leggi anche
Video








