La città di Milano ricorda il dramma di esodo e foibe

Esodo e foibe sempre più nel cuore degli italiani. E dell’Italia, come testimoniato dall’inaugurazione - avvenuta sabato a Milano - del monumento dedicato ai drammi accaduti alla fine della seconda guerra mondiale nella Venezia Giulia. Una cerimonia a tratti toccante e piena di significato per i tanti esuli giuliano-dalmati presenti allo scoprimento dell’opera. «Milano è qui oggi per testimoniare il dramma degli esuli istriano-dalmati - queste le parole del sindaco el capoluogo lombardo, Luigi Sala - in quanto è nostro preciso impegno quello di conservare la memoria di quanto accaduto».
Collocata nella centrale piazza della Repubblica, proprio in quella che anticamente si chiamava piazza Fiume, l’opera, realizzata in pietra e marmo, è stata finanziata grazie alla fattiva collaborazione della famiglia Bracco, industriali milanesi originari di Neresine (Cherso). «Riflettiamo - ha ribadito il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, giunto nel capoluogo lombardo assieme al presidente dell'Anvgd, Renzo Codarin - su fatti e drammi storici per troppo tempo tenuti sotto colpevole silenzio. Ribadiamo che la retorica dell’“affinché non accada mai più” non ha senso se non ricordiamo e comprendiamo fino in fondo ciò che è stato fatto dai partigiani comunisti di Tito, tra il settembre del 1943 e il febbraio del 1947». Presente alla cerimonia anche il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, che ha ricordato come a guerra finita sono stati ben 650 i cittadini isontini scomparsi. «Il significato dato dallo scoprimento di un monumento come questo è doppiamente importante - ha sottolineato Ziberna - sia per le città della Venezia Giulia che questo dramma l’hanno vissuto in prima persone sia per la rilevanza che la nostra storia ha ormai assunto a livello nazionale». —
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