La differenziata si perde nel lockdown: flop in centro città, si salvano le periferie

L’umido paga di meno il “coprifuoco” rispetto ad altre categorie di rifiuti. Controtendenza positiva, nei rioni, per il vetro



Nei mesi di lockdown imposti dall’emergenza sanitaria, è decisamente calata la “pratica” della raccolta differenziata - in particolare in centro città - e, in parallelo, si è consumata pure meno acqua. È quanto emerge da un report reso noto in questi giorni da AcegasApsAmga. La riduzione della raccolta differenziata, in termini generali, non ha toccato in realtà percentuali tali da consentire di parlare di un vero e proprio “crollo”: merito, andando ad analizzare i dati nello specifico, dei “privati cittadini”, delle famiglie insomma, che nelle proprie case si sono confermate più responsabili e attive anche nel periodo del “coprifuoco”, periodo in cui - tendenzialmente - hanno continuato a fare la loro parte. Un analogo “apporto”, questa la lettura ragionata del report, non è arrivato dalle aziende, più in generale dalle utenze non domestiche, pur considerando che molte sono rimaste chiuse o hanno operato a “passo ridotto”. È in un centro città con un tasso di residenzialità ridotto rispetto alle periferie, in effetti, che si è registrato tra marzo e aprile un calo netto dei rifiuti conferiti, e tra questi pure quelli differenziabili, a fronte invece di un significativo aumento nelle zone rionali, a più alta densità abitativa, dove ha fatto un balzo in avanti soprattutto la raccolta del vetro. La stessa AcegasApsAmga, analizzando i dati, evidenzia che «il 2020 era iniziato nel migliore dei modi, con un aumento a gennaio e febbraio della raccolta differenziata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, che ha toccato punte del 15%». A partire dal mese di marzo, invece, con l’obbligo dei cittadini di restare in casa e buona parte delle attività economiche chiuse, si è assistito a un calo secco dei conferimenti. Va considerato che Acegas, causa l’emergenza sanitaria, aveva provveduto in tale periodo a chiudere pure i centri di raccolta.

Nel dettaglio, a marzo i volumi di differenziata sul totale sono calati del 12% rispetto allo stesso mese del 2019, e ad aprile addirittura del 30%. La raccolta dell’umido, nel contempo, si è ridotta sia a marzo che ad aprile solamente del 7%. Un calo molto più contenuto, e a sua volta sorprendente: in effetti, alla luce della chiusura di molte attività di ristorazione, a cominciare dalle grandi mense, da quelle aziendali a quelle scolastiche e universitarie, ci si sarebbe aspettati un calo più significativo anche per i volumi dell’umido. «Da maggio, quindi alla fine del lockdown, e con la recente riapertura dei centri di raccolta che i triestini utilizzano molto rispettando con pazienza le regole imposte per la sicurezza – spiega il responsabile dei Servizi ambientali di Acegas Giovanni Piccoli – si assiste a una costante ricrescita dei volumi raccolti, a un riallineamento con i valori dello scorso anno nonostante il crollo di turisti, studenti e lavoratori trasfertisti. Dai dati è evidente che il motore della città sia ripartito». Piccoli conferma che «se in passato i triestini erano un po’ restii nei confronti della differenziata, adesso rileviamo un miglioramento». «Serve fare sistema», valuta a questo proposito l’assessore all’Ambiente Luisa Polli: «Tutti sono chiamati a fare la loro parte, e gli stessi gestori dei pubblici esercizi devono capire che un comportamento virtuoso da parte loro consentirebbe nel tempo una riduzione delle tariffe Tari. Sarebbe un segnale di responsabilità che andrebbe anche a compensare i disagi causati, in alcuni casi, dalla movida». E un appello alla categoria a prestare maggior attenzione arriva anche dalla presidente della Fipe Federica Suban: «Chiedo uno sforzo ai miei colleghi e anche a chi ha in gestione mense di grandi dimensioni. Le nostre abitudini in cucina nel separare l’umido possono fare la differenza e incidere in maniera significativa sui risultati della differenziata. Chi opera in cucina, dal cuoco al lavapiatti, come chi lavora in sala, va incentivato ad adottare tali pratiche, a prescindere dalla paura di possibili controlli ed eventuali sanzioni».—



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