La “fidanzatina” di Console presenta le poesie con la morte addosso

La morte arriva in qualsiasi momento». Martina Neri, aspirante “fidanzatina” di Giuseppe Console, ha la “morte addosso”. “Morto addosso. Forse senza sangue nelle vene”, si intitola il suo terzo libro di poesie (“I love my skizzofrenia” e Ballerine 1, 2, 3” i primi due) che firma al maschile come Martina Il Neri (Neri il Poeta, libero pensatore) e che ieri Gabriella Valera Gruber ha presentato alla libreria Minerva. Quattordici le presenze nella saletta al primo piano, comprese la mamma e gli amici più stretti, e tre le copie vendute. Uno solo sembra essere giunto in via San Nicolò attratto dalla notorietà conquistata da Martina per il suo innamoramento epistolare con il killer di Roiano. «Te son ti quela sul giornal?». La risposta: «No. Te se sbai». La domanda sulla morte arriva alla fine di un incontro monopolizzato da Valera Gruber che definisce terribili e antipoetiche le liriche di Martina (»Il titolo ti mette un freddo addosso»). E’ il marito della Gruber (che fotografa per tutto il tempo) a chiedere come mai una ragazza come lei (nata a Trieste il 23 luglio del 1982) usi la parola morte in 4 delle 10 poesie pubblicate. Il titolo (“Morto addosso”) poteva essere un indizio. «Si vede che ha visto troppe cose brutte che l’hanno ispirata» risponde la mamma. Lei alza le spalle e il sopracciglio col piercing. Non si è mai viso un’autore così annoiato e indifferente alla presentazione di un suo libro. Quasi costretta alla fine a leggere una sua poesia. «Non go la dizione» si giustifica. C’è anche un pseudo motivo commerciale: «Sono in vendita». Un suo amico le porta una copia da firmare e lei replica: «Te ga i schei ». Fine. Poetica. Baciata in fronte dalla rima. «Non chiedo scusa / a chi fa le fusa». Magistrale «Lo infosso / ma non lo strozzo». Versi da dedicare a un amore come il libro che si apre con una citazione di Arthur Rimbaud. Lui sì poeta. E alquanto maledetto. (fa.do.)
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