La foto sui social diventa caso politico

Cormons
Un post relativo ad un progetto scolastico del 2015 con foto, in cui sono visibili i volti non oscurati di diversi minori, pubblicate senza autorizzazione dei genitori. Ha scatenato un putiferio politico e la protesta di alcune mamme ciò che ieri mattina è comparso sulle pagine social del Comitato “Giardini della Pace”, il gruppo di cittadini che si batte contro la cementificazione dell’area dell’ex caserma Amadio. Un vero e proprio scivolone online quello in cui è incorso il Comitato. La volontà era quella di far sapere come, sei anni fa, un gruppo di bambini delle scuole elementari cormonesi avesse preso parte ad un progetto in cui, attraverso una serie di disegni e di propri pensieri, immaginava il futuro dei Giardini della Pace: ricoperti di verde e con spazi dedicati alla natura.
Il problema è che il post era corredato di immagini dei bambini in questione con i volti non oscurati: immediato il polverone, con l’amministrazione Felcaro che ha diramato una nota in cui chiede spiegazioni al Comitato. Non solo: c’è chi, sempre in calce ai post (rimossi un paio di ore dopo la pubblicazione) ha chiesto chi abbia dato il consenso di pubblicare foto «senza l’autorizzazione dei genitori».
Durissima, come detto, è stata la reazione della giunta Felcaro: «Come mai il Comitato ha delle foto scattate a scuola nel 2015? Chi l’ha autorizzato a far uso di volti di minori?», chiede la vicesindaco Antonietta Fazi, che aggiunge: «Questo scorretto tentativo del Comitato di sfruttare tale immagine va assolutamente condannato. La politica viene fatta dagli adulti e chi utilizza questi mezzi appare debole. E non si venga a dire che si tratta di un Comitato apolitico, perché queste prese di posizione hanno chiaramente un carattere politico. È più che lecito esprimere le proprie idee ma lo si faccia senza ricorrere all’immagine di bambini».
Ma come è avvenuto l’epic-fail? «Una mamma mi ha girato quelle foto, e c’è stato un fraintendimento tra me e lei – spiega Michele Tofful del Comitato –. Io pensavo ci fosse l’autorizzazione per la pubblicazione, ma lei me le aveva mandate solo per mettermi a conoscenza dell’iniziativa del 2015. È stato un malinteso di cui mi assumo la totale responsabilità: l’errore è stato mio personale, il Comitato non c’entra nulla. Alla giunta dico che non serviva montare un polverone: bastava dirci di togliere il post. Montare un caso politico non ha senso: l’amministrazione comunale pensi a consultare i documenti che delibera invece di perdersi dietro ai nostri post». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








