La grande scoperta di un giovane archeologo

Emozioni per il triestino Stefano Cespa: «Nella cisterna, un vaso romano di 1700 anni fa»

Entrare in una cisterna mai visitata da anima viva da almeno 1700 anni e tornare in superficie con un antichissimo vaso romano. Esperienza memorabile quella di Stefano Cespa. Il 29enne archeologo triestino è stato l’artefice del ritrovamento del manufatto in bronzo di fabbricazione romana avvenuto nell’Acropoli di Santa Teresa, a Pantelleria. «Scoperta del tutto inaspettata visto che la zona è battuta da anni - spiega Cespa - , la cisterna, emersa due anni fa, è in assoluto una delle più grandi finora ritrovate nell’acropoli isolana». Le misure parlano da sole: 6 metri di lunghezza, 2 di larghezza con una profondità di 4 metri. Scavando tra il terriccio Stefano ha rinvenuto questo prezioso vaso, ora al vaglio dell’équipe di studiosi per datarlo ufficialmente. Ma le sorprese potrebbero non essere terminate qui. La grande cisterna è infatti tutta da esplorare e in mezzo ai detriti potrebbero essere ritrovate altre preziose testimonianze dell’insediamento sull’acropoli, prima cartaginese e poi romana.

Cespa, laureato in Archeologia, ora alle prese con un dottorato all’Università Statale di Milano, collabora da anni con l'Università di Tubingen, ateneo che gli ha permesso di dedicarsi da due anni agli scavi nell’acropoli di Pantelleria. «I ritrovamenti sono stati tanti, e prescindendo dalla visione più romantica dell’archeologia, sono importantissimi: anche pochi e “poveri” frammenti possono aiutarti a datare uno strato e a ricostruire storicamente una fase di vita del mondo antico» ricorda Cespa.

Ma non è un lavoro facile: «Le operazioni di recupero sono sconsigliate a chi abbia anche un minimo di claustrofobia: il solo ingresso tramite la stretta imboccatura della cisterna ha creato ai più parecchi problemi. Il bacino, internamente, era una meraviglia: conservato quasi integralmente anche per nell’intonaco impermeabilizzante, era una camera molto grande, più di 4 metri di altezza, tra le maggiori dell'Acropoli, e l’emozione maggiore era pensare di entrare in una struttura mai visitata da anima viva da almeno 1700 anni”. Lo scavo del riempimento della cisterna ha restituito vari frammenti di ceramica e questo vaso di bronzo, datato preliminarmente a epoca romana. Il vaso verrà portato a Tubingen, nelle mani dei restauratori. Una volta pulito dalla forte ossidazione. sarà possibile proporre una datazione più precisa. Intanto Cespa proseguirà negli scavi, intende discutere la tesi di dottorato all’inizio dell’anno prossimo, spera in una carriera universitaria «anche se il momento attuale, in Italia, è pessimo - ricorda - per i giovani dottori e ricercatori, falcidiati dai continui tagli alla ricerca e alle università».

Riccardo Tosques

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