La Regione accelera sul dossier Ferriera «Dialogo con Arvedi e stop area a caldo»

Fedriga e Scoccimarro ricevono ambientalisti e associazioni Si punta a una risposta della proprietà entro il vertice di luglio
Foto Bruni Trieste 27.06.2018 Ferriera Trieste
Foto Bruni Trieste 27.06.2018 Ferriera Trieste



Venti giorni per imboccare la via della chiusura dell’area a caldo della Ferriera. La nuova giunta regionale ribadisce la volontà di superare la produzione di ghisa a Servola e mette nel mirino la data del 17 luglio, quando si terrà a Roma la conferenza dei servizi dedicata alla realizzazione della copertura dei parchi minerari, il cui progetto è previsto dall’Accordo di programma. Un piano da 28 milioni, che non sarà concluso prima di quattro anni e su cui il presidente Massimiliano Fedriga conta di far leva per convincere la proprietà a non imbarcarsi nella costosa opera, accettando piuttosto l’apertura di un confronto che individui alternative alla continuazione dell’area a caldo.

Se la tattica è al momento solo nella testa del governatore e dell’assessore all’Ambiente Fabio Scoccimarro, la strategia è stata ribadita ieri in un incontro con i comitati anti Ferriera, davanti ai quali Fedriga ha detto che «l’obiettivo della Regione è cercare una soluzione condivisa con la proprietà, con il concorso dell’Autorità portuale, per giungere alla chiusura dell’area a caldo: questa è la via per dare risposte rapide alle istanze che i cittadini sollevano sul tema della salute».

Nessun muro contro muro, insomma, ma volontà di procedere di concerto con Arvedi, dalla cui risposta dipenderanno a questo punto i rapporti che si verranno a instaurare con la Regione ed è difficile ipotizzare che la proprietà sia incline a chiudere la produzione. Da una parte, la giunta non ha interesse a creare un braccio di ferro che potrebbe tradursi in una serie interminabile di ricorsi, vista l’attuale versione di Aia e Accordo di programma. Dall’altra, Arvedi dovrà tuttavia fare i conti con un clima mutato rispetto agli anni precedenti: tanto la Regione quanto il governo gialloverde sembrano infatti convinti a fermare la produzione siderurgica a Trieste, come d’altronde confermato anche dal capogruppo del M5s al Senato, Stefano Patuanelli, secondo cui i tempi sono maturi per la chiusura dell’area a caldo.

Alla sua prima uscita da commissario per la Ferriera, Fedriga ha evidenziato non a caso la volontà di un pieno «coinvolgimento del governo, perché il problema non è solo di Trieste ma nazionale». Il presidente e l’assessore hanno proposto una serie di incontri periodici a Wwf, Legambiente, Comitato 5 dicembre e Associazione No Smog. Le associazioni ambientaliste verranno così informate sui progressi del confronto che vedrà protagonisti Regione, Comune, Autorità portuale e gruppo Arvedi: è in questa sede che Fedriga proporrà di aprire il dialogo sulle attività che potrebbero sostituire l’area a caldo e sulle alternative da mettere in campo per assorbire la perdita di occupazione. Un punto, quest’ultimo, su cui la Regione si aspetta molto anzitutto dall’Autorità portuale, che ha già dato la propria disponibilità col presidente Zeno D’Agostino: «Abbiamo tutta la volontà di sostenere un processo di revisione dell’Accordo di programma, se pubblico e privato concorderanno. Il punto sta tutto nella riconversione delle maestranze che lavorerebbero nella crescita del sistema portuale e dei porti franchi». —



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