La scandalosa Marianna artista bisiaca dell’800

Il Congresso dell’Associazione culturale svela la figura della pittrice che assieme alla sorella Luigia Pascoli copiò un centinaio di tele poi andate distrutte
Bonaventura Monfalcone- 08.10.2011 Bisiacaria in rosa-Inaugurazione mostra-Palazzetto Veneto-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone- 08.10.2011 Bisiacaria in rosa-Inaugurazione mostra-Palazzetto Veneto-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

di Tiziana Carpinelli

Ingrata, l’Arte, con le donne. Ne ha riflesso le anime, immortalandone per sempre i corpi, ma ha concesso davvero a poche, nei secoli passati, di imprimere la propria firma sulle tele, di diventare protagoniste assolute, insomma di essere imprenditrici di se stesse. Ce l’ha fatta, agli inizi del ’700, la veneziana Rosalba Carriera (nomen omen): la prima a essere chiamata alle corti di mezza Europa per dipingere le mirabili miniature, ma sopratutto la prima ad avere una propria bottega, con artisti alle di lei dipendenze. Poi è stata la volta della svizzera Angelica Kauffmann. E, nel loro piccolo, anche di due monfalconesi: le sorelle Marianna e Luigia Pascoli, la cui affascinante storia, forse sconosciuta ai più, è stata finalmente tirata fuori dalla polvere degli epistolari e raccontata in un pregevole libretto presentato ieri all’inaugurazione del 12° congresso dell’Associazione culturale bisiaca. Sodalizio che dopo undici anni ha riportato l’assemblea generale in città, al Palaveneto. Sottotitolo dell’evento, mai così azzeccato vista la concomitanza dell’assegnazione del Nobel per la pace a tre donne: “Bisiacaria in rosa”, a voler testimoniare l’impegno del gentil sesso nella salvaguardia delle lettere, dell’arte, delle tradizioni locali.

Il testo, scritto dal filologo Luca Geroni, s’intitola “Marianna e Luigia Pascoli, due donne e l’ambiente artistico italiano dell’800” e oltre a fornire un dettagliato ritratto del percorso artistico delle sorelle, arriva perfino ad analizzarne la grafia per accreditare la determinazione nell’espressività di una di queste due figlie della Bisiacaria, ingiustamente dimenticate. Marianna, in particolare, come messo in luce dalla professoressa Maddalena Pascoletti ha dato un contributo fondamentale all’arte, copiando molte delle opere che vide nei salotti frequentati assieme al marito, oggi andate irrimediabilmente perdute. Ma della maggiore delle due sorelle è forse più noto l’aspetto del gossip, cioè l’affettuosa amicizia con lo scultore Antonio Canova, massimo esponente del Neoclassicismo, conosciuto a Roma nel corso dell’allora obbligato “tour artistico” (oggi lo chiameremmo Erasmus) per i giovani rampolli di agiate famiglie, come quella dei Pascoli.

Donna indipendente, che seppe sposare, contro il volere del padre avvocato, un uomo più giovane (ancora oggi un tabù), sgradito ai genitori, diede un contributo fondamentale alla storia dell’arte, con la certosina copiatura in miniature di un centinaio di opere di grandi maestri del Cinquecento veneto.

«Marianna - ha concluso l’autore Geroni - mostra una volontà assolutamente moderna, che meritava di essere divulgata. L’idea è stata di Ivan Crico e l’ho raccolta volentieri. Credo che vi siano anche altri artisti locali, come Patuna e Depetris, che meriterebbero un recupero filologico di questo tipo».

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