LA SINDROME DELL’ASSEDIO
Ricordare costa, dà spesso angoscia, ma spesso consente di non smarrire la ragione (quella politica intendo). Dunque nei primi quindici giorni di marzo del 1977 avvengono di seguito le seguenti cose: a Roma esponenti di destra sparano a studenti di un istituto magistrale; a Torino vi sono scontri violenti fra servizio d'ordine del Pci e gruppi di autonomi; ancora a Roma si diffondono gli scontri e Cossiga fa chiudere l'Università; a Bologna i Carabinieri uccidono lo studente di Lotta Continua Lorusso, vengono presi d'assalto commissariati, la sede della Dc e di Cl, viene occupata l'Università; per la morte di Lorusso manifestano a Roma in 100.000, sono aggredite stazioni di polizia, l'Ambasciata Cilena, la sede del Popolo (quotidiano della Dc); a Milano un corteo assalta l'Assolombarda, a Torino viene ucciso il brigadiere Giuseppe Ciotta; si chiude a Bologna con l'intervento dei carri armati.
È in questo clima - tre giorni dopo che i radicali hanno chiesto l'impeachment del Presidente della Repubblica Leone - che Aldo Moro in un discorso alla Camera il giorno 10 marzo difendendo il ministro Gui accusato di corruzione, pronuncia la frase «non ci faremo processare nelle piazze». A circa trent'anni di distanza il ministro Mastella si richiama alle parole pronunciate da Moro, lasciando intendere che il clima di allora sia in qualche modo assimilabile a quello attuale. Mastella si riferisce in particolare alle «aggressioni» subite a Ballarò, a Porta a Porta, ad Anno Zero e via web.
In tutti i casi lo scontro ha avuto come protagonisti una serie di giornalisti (Floris, Travaglio, Santoro, Vespa, etc) e un ex-comico (Grillo) tutti più o meno a caccia di audience, tutti più o meno disinvolti nelle ricostruzioni, tutti più o meno spregiudicati. Dai giornalisti tv e dai comici cosa ci possiamo aspettare? Una certa quantità di informazioni, un spruzzo di populismo, una buona dose di spettacolarizzazione e un'audience cui strizzare l'occhio complice: questi i ferri del mestiere, questo il training rigoroso a cui si sottopongono da una ventina d'anni, questa la ragione per cui vengono ”pagati”(nel nostro caso dall'azienda Pubblica). Mastella navigatore di lungo corso in Parlamento dal 1976 (entra a 29 anni), vice del nobile De Mita, ministro con il governo Berlusconi del 94, stampella insostituibile nel governo d'Alema del 98, fondatore di due, tre, quattro partiti partiti, infine ministro della Giustizia nel Governo Prodi uomo che conosce bene la natura umana decide di misurarsi con loro e come c'era da aspettarsi affonda. Lo difendono in tanti - anche il Presidente della Camera Bertinotti - ma Mastella non si da pace e si auto-convince che non solo lui, ma il sistema della politica, il parlamento, la democrazia corrano come nel marzo del 77 rischi gravissimi: lui come Moro, le piazze di allora come gli studi televisivi di Porta a Porta o di Anno Zero, i guerriglieri urbani come Santoro e Vespa.
E qui sta il guaio, perché se Mastella (e con lui tanti esponenti politici) la pensano a questo modo, vuol dire che la dissociazione fra le 'parole' e le 'cose' è divenuta totale, che hanno smarrito il senso del loro funzione, che il virtuale ha preso il sopravvento sul reale e soprattutto che non hanno gli strumenti per tirarci fuori dai guai in cui insieme a loro, e anche grazie al loro, ci siamo cacciati. Vuol dire cioè che lo 'sguardo' si è fatto opaco, l'angolazione di lettura punta su di 'sé', il vasto altro mondo che fermenta al di fuori viene di fatto cancellato, la stessa realtà che Mastella ha contribuito a formare evapora. Ahimè sono e si sentono soli ed è proprio questo processo ad essere pericolosissimo perché se ti senti 'solo' sarà esclusivamente a quelli nelle tue stesse condizioni che ti rivolgerai e tutti i tuoi disperati sforzi saranno mirati alla difesa di te stesso e di chi ti sta accanto.
È solo allora che la profezia si autoavvera e diventi compiutamente membro di una ”casta”. Il fatto che succeda all'astuto Mastella è un pessimo segnale: vuol dire che ha smarrito la ragione (quella politica) e con lui tanti altri.
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