La sinistra del Monfalconese: va ridata dignità al 25 Aprile

Con le firme di 26 tra attuali ed ex amministratori pubblici, rappresentanti di associazioni e sindacati diramato il documento che vuole rimettere «al centro i valori della Resistenza»  
Bonaventura Monfalcone-25.04.2020 Cerimonia per il 25 aprile-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-25.04.2020 Cerimonia per il 25 aprile-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

il caso



Il 25 aprile, da qualche anno a questa parte, non fila via mai senza increspature a Monfalcone. L’anticipazione delle cerimonie è sempre all’insegna di uno strappo. Le acredini, tra sinistra e destra, in corso d’anno si sono avvertite, i toni non sono stati ovattati. La toponomastica il campo di battaglia. E a febbraio sciabolate per l’intitolazione a Largo Isonzo di una piazzola a Piero Dominutti. A marzo invece per la rosa in pietra da dedicare a Norma Cossetto. Mentre la Sinistra invano invocava le pietre d’inciampo da rivolgere «a tutti quei monfalconesi che dai campi nazifascisti non sono mai tornati».

Un tentativo di riscrivere la storia a colpi di targhe, accusano Anpi e gli schieramenti a sinistra, al punto da lanciare, a ridosso del 25 aprile (di cui peraltro annotano «l’assenza di comunicazioni»), un manifesto che ha raccolto, ieri, l’adesione di 26 persone tra amministratori ed ex, pure semplici cittadini. Prima firmataria: Cristiana Morsolin, consigliere all’opposizione. Ma, tra gli altri, anche Paolo e Giorgia Polli, Lucia Giurissa, Luca Sterle, Manuela Musina, Anna Di Gianantonio, Enrico Bullian, Andrea Bellavite, Alessandro Perrone, Arturo Bertoli, Corrado Altran, Bianca Della Pietra, Alessandro Saullo, Elisa Di Ilio, Francesco Martinelli, Luigi Bon, Omar Greco, Stefano Pizzin.

«Ogni anno – si legge nella lettera aperta – mentre ci avviciniamo al 25 aprile, c’è chi sente nell’aria profumo di libertà, di diritti». La Resistenza come «formidabile esercizio di sacrificio e dedizione» collettivi, non il «tifare di una squadra di calcio, di questo o quello schieramento politico». Parteciparvi significava, «come fecero nel settembre del 1943 gli operai del cantiere che entrarono nella Brigata Proletaria», «perdere tutto» per «l’idea di un mondo nuovo da costruire». Merito di «centinaia di giovani» caduti durante la lotta partigiana.

Eppure c’è «chi preferirebbe che quella storia non la si possa più raccontare, preferirebbe levare le targhe o ridurle a memoria privata, di pochi, vorrebbe sprezzantemente infangare la memoria dei caduti partigiani e riscrivere i capitoli di quel periodo fino a confondere antifascisti e camicie nere, come se un’idea valesse l’altra e la memoria dei valori della Resistenza fosse solo una nota a piè di pagina». Ma«finché ci sarà chi vuole riscrivere la storia a colpi di spugna, ci sarà bisogno che gli antifascisti continuino a ritrovarsi e dire, ora e sempre, viva la Resistenza».

Si diceva delle polemiche della vigilia. Nel 2020, nonostante l’esordio della pandemia, aveva fatto rumore la petizione di un centinaio di esponenti (e amministratori) del centrosinistra isontino con la richiesta – respinta al mittente – di dimissioni dell’assessore leghista Massimo Asquini, per un commento in dialetto sul suo profilo social privato (ma con oltre 4.900 contatti), ritenuto irrispettoso, accostato a un articolo nel quale si dava conto del flashmob Anpi del 25 aprile e dell’invito a intonare “Bella ciao”. Invece nel 2019, per l’asserito rischio di “sovraesposizione”, un oratore scelto dall’Associazione nazionale partigiani d’Italia era stato depennato dalla lista degli interventi al cippo dell’Americanetto, dove tradizionalmente la parola è sempre passata, in un ideale timone, a un giovane. Irremovibile, all’epoca, il vicesindaco Paolo Venni: «Par condicio». La festa «è di tutti, senza cappelli ideologici, un solo discorso per ogni istituzione».

Per tutta risposta l’ex assessore Cristiana Morsolin (La Sinistra) aveva disertato le prime due tappe “istituzionali” del corteo in segno di protesta, approdando al cimitero di Aris con il fazzoletto dei partigiani al collo. L’incidente diplomatico aveva coinvolto anche l’Associazione slovena dei combattenti per i valori della lotta popolare di liberazione, che non avevano ricevuto l’invito alla cerimonia. Sicché il giorno prima, in una parentesi molto meno affollata e senza esponenti dell’amministrazione (tranne il dem Fabio Delbello) aveva potuto commemorare i suoi tre caduti a Monfalcone. —

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