La Stella rossa al Senato come cimelio di confine Ma è giallo sul prestito

Il giallo della Stella rossa. Potrebbe essere il titolo di un film di spionaggio. La stella in questione è quella della Transalpina e per questo motivo la “esse” è rigorosamente maiuscola; è d’obbligo semplicemente perché non si tratta di una delle tante stelle del firmamento: è la stella per antonomasia, almeno per quanto riguarda il confine goriziano. Al di là della cortina di ferro, per anni ha occupato l’orizzonte di chi, da via Caprin, guardava verso la stazione ferroviaria di Nova Gorica. Era un monito per l’Occidente. Simboleggiava il blocco sovietico che da oltre confine si affacciava a Ovest per tenere d’occhio il mondo del Capitalismo. Rimase sul tetto della Transalpina fino al gennaio del 1991 accompagnata prima dalla scritta "Utrjujmo bratstvo in edinstvo narodov" (“Rafforziamo la fratellanza e l'unità dei popoli”) poi - dopo l’allontanamento della Jugoslavia dall’Urss - da quella “Mi gradimo socializem” (“Noi costruiamo il socialismo”). Per una sorta di contrappasso, terminata la guerra fredda, la Slovenia, prima di rimuoverla definitivamente, la trasformò nel simbolo della più religiosa delle feste: le appiccicò una coda posticcia e la fece diventare un’enorme stella cometa transfrontaliera. Finita in esposizione al Goriski Muzej, quest’inverno la Stella rossa è uscita dalle sue stanze per diventare la protagonista principale dell’esposizione organizzata al museo di Santa Chiara “Il secolo lungo-Un itinerario fotografico del Novecento goriziano”. Ora, grazie all’interessamento della senatrice Laura Fasiolo, l’allestimento curato dalla rivista Isonzo-Soca e dal Comune di Gorizia, con il sostegno di Provincia e Fondazione Carigo, verrà riproposto a Roma. A ospitare la mostra sarà la biblioteca del Senato e la sua inaugurazione è prevista per martedì 14. Alle 11 sarà lo stesso presidente del Senato Franco Marini, insieme al presidente della biblioteca Sergio Zavoli, a dare il benvenuto al sindaco Ettore Romoli e al direttore di Isonzo-Soca Dario Stasi. A questo punto viene spontaneo chiedersi dove stia il giallo. Il mistero sta nel fatto che la Stella rossa, nel frattempo, è tornata ai legittimi proprietari e, a dieci giorni dall’inaugurazione della mostra capitolina, il Goriski Muzej non ha ancora ricevuto formale richiesta di prestito da parte del Comune di Gorizia. Senza richiesta, la Stella rossa non si muove. Lo sviluppo della trama è semplice e lineare. A lanciare l’allarme nella prima mattinata di ieri è stato Dario Stasi. Il direttore di Isonzo-Soca era in fibrillazione perché la Stella rossa rappresenta il pezzo forte del progetto: senza si perderebbe l’impatto scenografico dell’intero allestimento. «Il direttore del museo della Transalpina è d’accordo a prestarla – ricordava Stasi -, negli uffici del municipio ci hanno però detto che c’è un impedimento, ma non siamo riusciti a capire quale sia questo impedimento. Per trasportare la stella a Roma è necessario fare anche una piccola assicurazione. Il timore è che non ci siano i tempi sufficienti per adempiere alla parte burocratica». Per aggirare il problema c’è stato chi ha suggerito di rivolgersi ad un lattoniere per realizzare una copia. A quanto pare non sarà però necessario ricorrere ad un piano d’emergenza. La questione è stata sottoposta all’attenzione del sindaco Romoli che l’ha immediatamente chiusa. Inizialmente sorpreso, il primo cittadino di Gorizia ha fatto una verifica della situazione con gli uffici. L’indagine ha portato alla luce il mistero e il giallo è stato risolto a tempo di record. «Il problema riguarda il fatto che chi si occupa delle traduzioni in sloveno è momentaneamente assente, quindi è stato rimandato l’invio della richiesta ufficiale. Ora Stasi può stare tranquillo: ho dato disposizioni di spedire la lettera in italiano. Intanto facciamo questo passo, poi, eventualmente, se fosse necessario, spiegheremo la situazione al direttore».
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