Laboratori Diaco, a rischio la ripresa dell’attività

Stabilimento affidato gratis alla Farmasol-Gfa, ma l’Agenzia italiana del farmaco non ha ancora dato l’ok. Verifiche in corso, i macchinari sono obsoleti
Lasorte Trieste 29/07/09 - Pierpaolo Cerani, Diaco
Lasorte Trieste 29/07/09 - Pierpaolo Cerani, Diaco

di Claudio Ernè

Non riesce ad avviarsi l’attività produttiva dei “Laboratori Biomedicali Diaco spa”, affidati dal Tribunale civile in comodato gratuito alla “Farmasol- Gfa di Parma”. Lo stesso raggruppamento di aziende ha vinto la gara per l’attribuzione in affitto dello stabilimento della “Diaco spa” di Potenza. Lì non esistono problemi: a Trieste invece sì e appaiono gravi.

Il contratto di comodato d’uso gratuito per lo stabilimento di via Flavia è stato firmato dai rappresentanti delle due aziende riunite “Farmasol - Gfa” e dal curatore del fallimento, l’avvocato Enrico Bran. Tutto è avvenuto tre giorni fa ma a tutt’oggi non si sa minimamente quando il lavoro e la produzione potranno riprendere.

Tutto è legato alle verifiche che l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, sta effettuando sulle catene di montaggio dello stabilimento di via Flavia per conto del Ministero della salute. Senza il “via libera” dell’Aifa la produzione è ferma ma perché la situazione si sblocchi, è necessario che gli ispettori giunti da Roma verifichino la congruità e il rispetto delle norme di legge di ogni segmento della catena.

I tempi delle verifiche non si annunciano brevi anche perché il precedente amministratore Pierpaolo Cerani, nell’ ultimo periodo di attività dei “Laboratori Biomedicali”, non ha certo largheggiato nelle manutenzioni e nei controlli. Più volte i sindacalisti e gli operai avevano denunciato blocchi improvvisi delle produzione, riparazioni effettuate sul tamburo. Ecco uno dei motivi per cui durante la gara per l’affitto delle due aziende l’interesse dei pretendenti si era concentrato solo sullo stabilimento di Potenza per il cui affitto hanno offerto 600 mila euro. Per quello di via Flavia nessuno invece si è fatto avanti e giocoforza è stato offerto a titolo gratuito purché venissero riassunti un buon numero di dipendenti. Sembrava dovessero essere riassunti 58 degli originari 100 operaie e tecnici ma una recente assemblea sindacale ha messo in forse anche questo numero, riducendolo ulteriormente a un paio di decine a causa dell’impasse determinato dalle verifiche dell’Aifa.

Certo è che se i tempi dovessero dilatarsi ulteriormente, i Laboratori Biomedicali rischiano di perdere altre quote di mercato. In sintesi il lavoro svolto a spron battuto dal curatore del fallimento Enrico Bran e dal presidente del Tribunale civile Giovanni Sansone per assicurare un futuro ai dipendenti e il prosieguo di un’attività industriale in campo farmaceutico a Trieste, è messo in forse dagli adempimenti burocratici che si stanno rivelando più complessi del previsto.

Una soluzione va cercata a tempi brevissimi perché i clienti non attendono e il mercato va dove trova il prodotto ai prezzi migliori e con la maggiore disponibilità possibile. Della vicenda dei tempi dell’Aifa che penalizzano la ripresa dell’attività industriale, sono stati informati sia il sindaco di Trieste Roberto Cosolini, sia il deputato del Pd Ettore Rosato che alcune settimane fa era già intervenuto a livello ministeriale.

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