L’arcivescovo: la Pasqua fonte di vita per tutta l’umanità

La pioggia e temperature molto basse hanno caratterizzato la giornata di Pasqua. Le condizioni del tempo non ha tenuto però i fedeli lontani delle chiese gremite per i riti che con la Veglia di...

La pioggia e temperature molto basse hanno caratterizzato la giornata di Pasqua. Le condizioni del tempo non ha tenuto però i fedeli lontani delle chiese gremite per i riti che con la Veglia di sabato notte e con la messa pasquale della resurrezione hanno chiuso i riti della settimana santa.

L’arcivescovo monsignor Carlo Redaelli ha presieduto i solenni riti nelle cattedrale ricordando nelle sue omelie l’importanza che riveste per i credenti la resurrezione di Cristo: un evento che «ci dice che l’ultima parola - ha sottolineato l’arcivescovo - sull’umanità è la vita, la vita stessa di Dio, il suo amore che fa vivere e non si lascia sconfiggere dal peccato e dalla morte».

Richiamandosi alla celebrazione della Via crucis, mons. Redaelli ha affermato che «finchè siamo in cammino su questa terra dobbiamo fare i conti con il peccato, la malvagità, la sofferenza, la morte, ma con una prospettiva nuova, con una speranza nuova: la resurrezione. Ora tocca a noi credere nel Signore risorto, ora tocca a noi raccogliere la testimonianza degli apostolo e dire agli uomini di questa generazione che tutto cambia, che c’è un senso, c’è una speranza, c’è un amore più grande della morte».

Poche ore prima alla Veglia, sempre nella chiesa metropolitana, l’arcivescovo aveva ricordato come «anche le notti personali sono presenti in questa santa notte: notti serene e piene di sogni, notti di paura e di smarrimenti, notti agitate dal rimorso e dalla preoccupazione, notti di veglia accanto a qualche persona cara che stava male o era in agonia, notti di veglia con amici attorno alla Parola o all’Eucaristica, notti in preghiera da soli, notti in cui Dio ci ha rilevato il nostro cammino. In questa notte santa davvero tutte le notti, nostre e dell’intera umanità, sono raccolte qualsiasi esse siano: angosciose, agitate o piene di speranza e di attesa, Ma questa è una notte che, con l’annunzio della resurrezione, si apre l’alba di un nuovo primo giorno non solo della settimana, ma dell’intera creazione. Per questo è santa».

L’arcivescovo all’alba del giorno di Pasqua si è recato in duomo per portare il suo saluto e il suo augurio alla comunità slovena che celebrava come tradizione la messa del “resurrexit” e ha distribuito personalmente il pane benedetto.

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