L’artigiano triestino che voleva uccidersi: «Messo in ginocchio dalla crisi»

«Mi sono seduto su una panchina alla stazione di Monfalcone. Guardavo passare i treni con le ruote di ferro. Dentro di me avevo il vuoto».
Le parole disperate e piene di angoscia sono dell’artigiano triestino di 45 anni che, strangolato da una situazione economica sempre più grave, l’altro giorno aveva deciso di farla finita. È stato salvato dai carabinieri un attimo prima che mettesse in pratica il suo gesto di disperazione. Lo hanno raggiunto grazie alle tracce elettroniche del suo telefonino. Così ci ha ripensato. Salvo. Ha gli occhi lucidi e sussurra: «Alla fine ho detto no. Non cedo. La testa mi ha detto di andare avanti, di resistere perché ho dignità. Ma non so se ci riuscirò...»
Racconta: «Non avevo soldi», questo è il motivo. Ora le ditte chiedono pagamenti in contanti e io di liquidi non ne avevo. Così sono andato da un conoscente e gli ho chiesto 2mila euro in prestito. Mi ha detto di sì, ma poi mi ha chiesto di restituirgli il denaro al mattino del giorno dopo. Non avrei potuto accettare. Così, con il vuoto nella testa, sono andato in stazione e sono salito sul primo treno in partenza. Intanto ho mandato un messaggino a mia moglie. Le ho chiesto di dare un bacio al bambino...».
Dice: «Non mi tiro indietro nel lavoro. Non l’ho mai fatto e non lo farò mai. Ma la situazione economica è talmente grave che a casa abbiamo difficoltà anche a fare la spesa». Racconta: «Il problema è nato dalla causa che il padrone di casa aveva avviato nei miei confronti. Guadagnavo circa 1200 euro al mese e l’affitto era di 800. Poi quando c’è stata la causa ho dovuto spendere 1200 euro e non mi è rimasto praticamente nulla. E allora mi sono sentito finito. Non ce la facevo più».
E continua: «Tutta colpa della crisi, maledetta crisi. Ci ha messo tutti in ginocchio. Il lavoro è poco, sempre meno. E tutto è più caro. A mio figlio non manca nulla, ma le spese sono troppe. Così a casa facciamo debiti. Le bollette le paghiamo in ritardo di 2 mesi e con i miei fornitori ho un rosso di circa 5mila euro. Non è facile andare avanti così. Arrivano momenti di sconforto. Per fortuna mio suocero ci dà una mano. Ma è una vita tutta in salita».
La sua rabbia a un certo punto esplode: «Mi hanno chiuso le porte in faccia. Come potevo restituire quei 2mila euro dopo un giorno. Avrei dovuto vendere la merce e di questi tempi la gente paga sempre in ritardo e poi se hai bisogno, ne aprofitta. Ti abbassano il prezzo. Ti offrono pochi soldi per il tuo lavoro e alla fine se cedi vai alla pari. Non guadagni nulla. È questo per me l’effetto della crisi e non è vero che è finita. Le banche non ti aiutano. Mi hanno bloccato il fido per poche centinaia di euro. Volevano garanzie. E che garanzie posso offrire se non quelle del mio lavoro».
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