«L’Ateneo deve ripartire dal lavoro di Peroni»

A quattro giorni dal voto per il nuovo rettore dell’Università di Trieste esplode la “bomba” Rinaldo Rui. L’ex preside della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali entra a gamba tesa nella campagna elettorale. Lo fa da “rettore mancato”, come sottolinea qualcuno: «Nessuno fa una roba del genere a ridosso delle elezioni (si vota il 30 maggio, ndr). Di solito queste cose le fa il Pd a livello nazionale». I retroscena si sprecano e la competizione per la magnifica carica si riempie di veleni. Il professor Rui picchia duro sul rettorato “giovane” di Francesco Peroni diventato assessore regionale al Bilancio nella squadra di Debora Serracchiani dopo un fugace passaggio alla presidenza del Teatro Rossetti. Peroni non replica, per ora: «Non è la mia priorità in questo momento» dice a margine della riunione-fiume della giunta regionale tenuta ieri sulla manovra. Rui appoggia più o meno ufficialmente la candidatura di Maurizio Fermeglia, il chimico direttore del laboratorio di modellistica molecolare Mose. La squadra delle “scienze pure” in contrapposizione a quella umanistica. Una divisione storica. Il fisico Rui non ha mai digerito l’accordo federale con l’ateneo friulano e avrebbe preferito il matrimonio con Sissa e Area di ricerca. Il candidato Fermeglia abbozza un po’ imbarazzato: «È stato concesso molto spazio alle riflessioni del collega Rui, che è stato un ottimo preside di facoltà. Una cosa giusta e corretta». E nel merito? «Io l’ho letta come una protesta nei confronti della classe politica italiana e del suo disinteresse quasi totale nei confronti dell’Università. I suoi lamenti vanno ben oltre la figura del rettore uscente. Le critiche all’operato di Peroni non sono personali. Anche se alcune critiche sono diffuse in ateneo». Quali per esempio? «La riduzione del numero del corpo docente è preoccupante. Eravamo circa mille e siamo scesi a 700. Con Peroni abbiamo perso un quarto della forza docente. E questo si riflette inevitabilmente sull’offerta didattica che è a rischio», dice Fermeglia.
«Conosco il contributo del collega Rui», ammette con ironia lo storico Giuseppe Battelli, altro candidato: «È un intervento che riflette la sua visione delle cose che risale agli anni scorsi e alla forte battaglia che egli ha compiuto per ostacolare l’approvazione della legge di riforma universitaria Gelmini. Sotto questo profilo mi trovo perfettamente d’accordo con lui. Ho condiviso quella battaglia anche se l’abbiamo persa. Sono l’unico dei quattro candidati ad aver posto il problema degli equilibri democratici all’interno del nuovo sistema previsto dalla riforma. Non mi trovo d’accordo con lui quanto al giudizio sullo statuto, che limita i possibili danni della riforma Gelmini. Non è da buttare».
L’unica candidata donna, Lorenza Rega, ex preside della Scuola interpreti, si pone a difesa di Peroni: «Il suo è stato un ottimo rettorato e le accuse di Rui sono ingrate oltre che prive di qualsiasi fondamento». L’analisi della linguista è diversa: «Sono perfettamente consapevole delle difficoltà suscitate nell’ultimo anno e mezzo dai processi di riorganizzazione. Ma di qui a parlare di situazione drammatica, ce ne passa. La verità è che, nonostante le enormi difficoltà di contesto, in questi anni, la nostra Università ha sensibilmente aumentato i fondi di origine comunitaria, ha mantenuto livelli di eccellenza nella ricerca e nella didattica. Certo, alcuni percorsi sono rimasti incompiuti. Forse si poteva fare di più. Ma dal lavoro del rettore Peroni occorre ripartire», dice ribadendo la «bontà» dello Statuto: «Dinanzi a una prospettiva assai difficile sul piano finanziario - aggiunge Rega - non serve oggi dividere la comunità universitaria tra buoni e cattivi».
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