Arrivano le transenne alla baia di Grignano, proteste degli ambientalisti

Il cantiere per la riqualificazione del porticciolo pronto a passare all’ala Sud. Gli ambientalisti convocano un presidio per difendere i pini esistenti. Abbattimenti necessari a garantire sicurezza e un numero congruo di stalli

Francesco Codagnone
L'area recintata con alle spalle l'ascensore di Miramare
L'area recintata con alle spalle l'ascensore di Miramare

I pini marittimi che per decenni hanno gettato ombra sui bagnanti del porticciolo sono ancora in piedi, ma le transenne sono già arrivate e il loro abbattimento, nonostante le proteste, è ormai imminente. Il cantiere per la ripavimentazione dell’area di Grignano è pronto ad aggredire anche l’ala Sud della baia, completando così un progetto atteso da anni che, però, da tempo sta suscitando le animate contestazioni di associazioni ambientaliste e società civile.

Proteste che l’incontro di giovedì scorso tra i comitati e la direzione regionale non è riuscito ad acquietare, e che gli ecologisti si preparano ora a rilanciare con un presidio sotto al palazzo della Regione in piazza Unità dalle 18 di domani.

La questione è spinosa. I lavori in procinto di partire dovrebbero seguire uno schema simile a quanto fatto sull’ala Nord (lato ex Hotel Adriatico) a partire dall’ottobre del 2024. Il progetto – finanziato con oltre 7,5 milioni dalla Regione – ha sinora visto la demolizione dei camminamenti sbrecciati e da anni praticamente inutilizzabili, il rifacimento dei sottoservizi per l’illuminazione, il consolidamento della banchina, la posa della nuova pavimentazione e, prima, appunto l’abbattimento dei pini marittimi.

Avviato il cantiere, infatti, all’epoca saltò fuori la presenza di una lastra in calcestruzzo sotterranea, attorno alla quale erano cresciute le radici, rendendo impraticabili e poco sicure – motivarono dalla Regione – proposte alternative. L’unica soluzione fu così quella di tagliare via i vecchi alberi, sostituendoli con esemplari giovani come il “pinus halepensis”.

La stessa sorte toccherà ora ai pini ancora presenti nella zona Sud della baia, dove gli alberi non verranno conservati – come previsto nel progetto iniziale – bensì rimossi per ragioni di “stabilità e sicurezza”, ma non solo. Come già emerso mesi fa sul Piccolo, nell’ultima variante al progetto – varata, va precisato, per risolvere criticità note ben prima dell’avvio del cantiere – è infatti previsto un aumento della superficie oggi destinata a parcheggio, con un incremento degli stalli a discapito di quella che doveva essere una passeggiata a mare con tanto di aiuole e pini, passeggiata che a sua volta risulterà ridotta rispetto al progetto effettivamente appaltato.

Una scelta che i tecnici motivano principalmente con la necessità di rispondere, in termini di servizi e parcheggi, alla presenza delle società veliche nell’area – le linee guida nazionali prevederebbero uno stallo ogni due posti barca – oltreché dai due ristoranti del porticciolo e dell’Ictp.

Tutti argomenti però contestati da comitati e associazioni ambientaliste, critici verso la decisione di “sacrificare” i pini – che saranno sì compensati, ma da alberi più giovani e meno rigogliosi, sebbene gli uffici stiano studiando miglioramenti dell’apporto di verde – e trasformare quella baia di un “parcheggio vista mare”, al punto da presentare negli ultimi mesi un esposto alla Procura della Repubblica e uno alla Corte dei Conti. Il Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, il Gruppo Riva Massimiliano e Carlotta, l’Associazione “Costituzione 32” e il Wwf regionale si appellano ora al presidente Fedriga, per chiedere di sospendere gli abbattimenti e aprire una concreta valutazione delle alternative.

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