Legge sulle chiese: l’ira della Serbia sul Montenegro. Governo in campo

A vuoto la richiesta di Vučić di fermare la norma, Belgrado annuncia «gravi conseguenze». Protesta a Podgorica

BELGRADO. Non solo le tensioni tra Serbia e Kosovo. L’imminente estate balcanica sarà caldissima anche sull’asse tra Belgrado, la Chiesa ortodossa serba e Podgorica, asse su cui si sta registrando un’escalation dell’ostilità per le mosse del Montenegro riguardo alla controversa nuova legge sulle comunità religiose. Le norme in via di approvazione – si attende solo il parere della Commissione di Venezia - sono viste come fumo negli occhi da Serbia e Chiesa ortodossa, che le interpretano come una scorciatoia per appropriarsi di decine di luoghi di culto ortodossi. Secondo i critici, il “censimento” delle proprietà previsto dalla legge darà facoltà allo Stato di mettere le mani su chiese e monasteri, sempre che gli attuali inquilini non possano vantare chiari diritti di proprietà antecedenti al 1918, quando la monarchia montenegrina confluì nel nuovo Regno dei Serbi, Croati e Sloveni.

A esprimere l’ira dei serbi sono stati ieri mattina – mentre nelle edicole di Belgrado i tabloid annunciavano il «furto» imminente dei templi - migliaia di fedeli, arrivati con decine di pullman da tutto il Montenegro ma anche dalla vicina Serbia nella grande piazza davanti alla cattedrale ortodossa di Podgorica per un raduno organizzato dalla leadership della locale chiesa serba in concomitanza con un «Consiglio» ecclesiastico «per la difesa dei luoghi sacri». Il messaggio più forte è stato quello lanciato dal metropolita del Litorale adriatico, Amfilohije, affinché Podgorica faccia immediata marcia indietro, definendo le norme nel mirino atti che «generano odio». Chi è al potere a Podgorica neppure tenta di «negare che si tratti di una legge contro la Chiesa ortodossa serba, il metropolita e il 95% dei fedeli in Montenegro», di una norma che «prepara la presa con la forza di templi e immobili ecclesiastici», gli ha fatto eco il vescovo Joanikije. E a dar man forte è intervenuto ieri anche il patriarca serbo Irinej, che ha attaccato a gamba tesa l’inossidabile leader montenegrino Milo Djukanović accusandolo di comportarsi con la chiesa serba come non accadeva nemmeno al tempo «dei turchi» o «dei comunisti».

Ma a far arrabbiare i serbi sono anche le mosse anticipate da Djukanović, fra le cui priorità c’è dare impulso alla «Chiesa ortodossa montenegrina», non riconosciuta, la via per raffreddare le presunte nostalgie della Chiesa di Belgrado di una «grande Serbia». Djukanović inasprisce in questo modo una «politica antiserba», l’ha attaccato però ieri uno dei leader dell’opposizione filoserba e filorussa, Andrija Mandić, mentre lo storico Predrag Marković ha paragonato addirittura la deriva in Montenegro al regime ustascia. Non è una buona legge e se approvata «dimostrerà che il Montenegro è uno Stato senza regole» dove si potrebbe arrivare a «confische arbitrarie» di immobili, ha scritto invece in un editoriale per Balkan Insight il decano del monastero di Ostrog, Konstantin Dojic. Se la legge sarà varata «si rompano tutte le relazioni con il Montenegro» e si «espella l’ambasciatore», si è spinto a chiedere il ministro serbo Nenad Popović.

A infiammare gli animi è stata anche la chiusura montenegrina alla «preghiera» del presidente serbo Aleksandar Vučić di stoppare la legge, con Podgorica che ha ricordato che il Montenegro ha il potere sovrano di legiferare e non tollera ingerenze. Replica che «avrà gravi conseguenze sulle nostre relazioni», ha ammonito il ministro degli Esteri serbo Ivica Dačić. —


 

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