L’ex cantiere Fedrigo resta un deserto

RONCHI DEI LEGIONARI. Una follia pensare ad un cantiere nautico a Ronchi dei Legionari. La città non ha sbocco sul mare, il canale De Dottori non è navigabile e gli unici specchi d'acqua sono i laghetti delle Mucille dove non può navigare nessuno. Eppure, dal 1960 al 1981, operò ed ottenne grandi risultati il cantiere nautico fondato e diretto a Ronchi dei Legionari dall'ingegner Giovanni Fedrigo.
Da allora l'area è abbandonata a se stessa, spettrale e malandata. Da almeno 8 anni si parla di una sua trasformazione in zona residenziale. C'è un piano urbanistico e persino c'è un'impresa, o forse meglio dire c'era, intenzionata a costruire. Ma si sa che i tempi per il mattone non sono dei migliori e dopo che l'area è stata bonificata dalla invadente presenza dell'amianto nulla è stato fatto e, va detto, purtroppo nulla si farà.
«L'impresa – sottolinea l'assessore comunale all'urbanistica, Gianluca Masotti – non ha ritenuto conveniente procedere, così sarà ben difficile che si possa ottenere quel risultato che tutti auspicavamo, ovvero il recupero di questa zona, così com'è stato fatto in altre parti della nostra cittadina».
Al posto dei capannoni, da anni abbandonati ed in cattivo stato di manutenzione, doveva un nuovo complesso residenziale che avrebbe dovuto ridisegnare un'area di oltre 5mila metri quadrati tra via Brigata Trieste e via dei Mitraglieri. Un recupero com'è stato fatto, pochi passi più avanti, all'ex Cotonificio Triestino, sempre nel rione di Vermegliano, esempio di archeologia industriale come se ne vedono pochi. La previsione era quella di una sessantina di nuovi residenti, all'interno di un vero e proprio residence, molto elegante e realizzato secondo i nuovi canoni dell'edilizia che hanno come obiettivo il risparmio energetico. Per questa zona era stata adottata un’apposita variante, proprio per consentire che il nuovo piano potesse svilupparsi su un’area più ampia rispetto a quella esistente. Ma nulla, almeno per il momento, sarà fatto. Una storia che ha inizio da Lussingrande, cittadina dalmata dove era originaria la famiglia di Fedrigo, nato poi a Genova nel quartiere Sanpierdarena (era un comune autonomo fino al 1926 e il nome antico era San Pier d'Arena) nel 1922 e scomparso nell'agosto del 2007. Una famiglia di amanti e di professionisti del mare. Così apre lo stabilimento di Vermegliano, dal quale, sino al 1981, usciranno imbarcazioni, la maggior parte costruite in acciaio, di rara bellezza ed anche di una certa stazza. Ma Vermegliano non è sul mare e così le unità vengono trasferite a bordo di grandi carrelli che, poi, hanno il problema di varcare la linea ferroviaria.
Furono delle vere e proprie imprese i viaggi che dovettero “scavalcare” il passaggio a livello tra viale della Serenissima e viale Garibaldi. Al cantiere nautico Fedrigo, nel quale lavoravano un centinaio di addetti, nascono natanti a vela ed a motore, motoscafi, rimorchiatori e persino il pontone “Alessandro” commissionato a Venezia. La grande soddisfazione arriva nel 1972 quando, nel corso di una cerimonia svoltasi a bordo della “Enrico Costa”, a Giovanni Fedrigo viene consegnato il “Nastro azzurro” per l'eleganza che premia il progetto di “Marianna”. Si tratta di un veliero di 30 metri, nato nel 1969, con una stazza di 99 tonnellate, equipaggiato in modo raffinato e ricercato con 6 cabine e capace di dare ospitalità anche ad un equipaggio di 5 persone. Un'unità che varcherà i confini dei mari nazionali raggiungendo ampi consensi.
@luca_perrino
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