Liburnia, senza esito la caccia all’acqua contro il caro-bollette

ABBAZIA. La speranza è stata infranta dopo che dalle budella del Monte Maggiore è sgorgata acqua potabile a singhiozzo, o quasi, pari a non più di due o tre litri al secondo. È fallito così, in pratica, il progetto di ricerca idrica a monte di Abbazia, in zona Kolavi›i e Slavi›i, dove gli esperti della municipalizzata Acque liburniche confidavano di trovare una falda imbrifera capace di assicurare più di 15 litri al secondo. Eliminando così la dipendenza idrica della Liburnia da altre zone e abbattendo i costi, oggi alti, delle bollette. Le trivellazioni erano state avviate nei mesi estivi, e avevano raggiunto dopo alcune settimane la profondità di 300 metri. Per diverso tempo il captaggio è andato avanti, ma non ha dato risultati tali da poter sostenere i necessari investimenti.
«Le prime prospezioni erano state avviate una trentina d’anni fa – ha commentato Miodrag Šarac, responsabile del settore sviluppo e investimenti di Acque liburniche – avevano sortito risultati che sembravano incoraggianti, ma in seguito erano state sospese per mancanza di mezzi finanziari. Credevamo di poter scoprire una fonte che permettesse l’autonomia idrica dell’Abbaziano, ma evidentemente dovremo cercare altrove».
Šarac ha spiegato che la costruzione di un acquedotto può essere supportata finanziariamente in presenza di una falda capace di erogare almeno cinque litri d’acqua al secondo. E non è appunto il caso di Kolavi›i e Slavi›i.
Tanto per capire il perché della rinuncia al progetto, va detto che le fonti di Montemaggiore d’Istria grande (Vela U›ka) e Calderetta di Sotto (Mala U›ka) riescono a fornire anche in tempi di siccità un minimo di cinque litri al secondo.
Il problema delle forniture idriche è molto serio nell’area liburnica, sovrastata dal Monte Maggiore e dove nel corso della stagione di villeggiatura sono quotidianamente presenti migliaia di turisti. Non è raro infatti che avvengano black–out idrici, specie nel comune di Draga di Moschiena. Dato che l’acqua potabile estratta nell’Abbaziano non è sufficiente per il fabbisogno di popolazione locale e vacanzieri, buona parte dei rifornimenti arriva dal Fiumano e dalla Slovenia. E così l’acqua potabile venduta ad Abbazia e dintorni (leggi Laurana, Draga di Moschiena e Mattuglie) risulta essere la più costosa in Croazia: per un metro cubo si devono pagare 22 kune, pari a circa tre euro.
Le trivellazioni degli ultimi mesi sono venute a costare tre milioni e mezzo di kune (460mila euro), di cui l’80% a carico del Demanio idrico croato e il restante 20% a carico delle citate municipalità liburniche. «In questo periodo vengono analizzati i risultati delle ricerche – ha aggiunto Šarac – e dopo questo passaggio decideremo il luogo in cui dare vita a nuove trivellazioni. Uno dei siti papabili, a 500 metri da Kolavi›i, aveva dato anni fa indicazioni promettenti. Siamo sicuri che contenga acqua potabile, ma dobbiamo stabilire le sue capacità».
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