L’importante risorsa dei “Centri d’ascolto” con 790 incontri in 12 mesi

Caritas in prima linea: il 51% degli utenti presenti nella nostra Diocesi hanno dai 41 ai 60 anni e hanno perso il lavoro

Il Centro di ascolto della Caritas diocesana è il luogo privilegiato (perché consegnato dalla tradizione e confermato dall’esperienza) in cui si intessono relazioni con i poveri. Il Centro di ascolto, per definizione, fa dell’ascolto il suo modo proprio di servizio. Chi ascolta e chi è ascoltato vengono coinvolti, con ruoli diversi, in un progetto che, ricercando le soluzioni più adeguate, punta a un processo di liberazione della persona dal bisogno.

Settecentonovantuno incontri in un anno. Nella fattispecie nel 2016, l’ultimo dato disponibile. È sempre più importante l’attività silenziosa dei Centri di ascolto disseminati sul territorio della Diocesi di Gorizia. I dati emergono da un servizio fatto qualche tempo da “Voce Isontina”, il settimanale diocesano.

Il 51% delle persone incontrate erano straniere e il 49% italiane. Il 60% uomini. «Il volto della povertà incontrata dai Centri di ascolto - scrive Voce Isontina - è quella di un genitore, perché il 54% ha minori a carico. In particolare il 36% vive in coppia con figli e il 18% vive solo con figli. Anche il rapporto Istat sulla povertà del 2016 fotografa che il volto dei poveri in Italia sono le famiglie: le famiglie in povertà assoluta sono il 6,3% dei nuclei familiari residenti in Italia. La percentuale sale al 26,8% se calcolata tra le famiglie con tre o più figli minori. Questo dato era pari al 18,3% nel 2015: c’è stata una crescita di 8,5 punti percentuali. Emerge dunque la povertà delle famiglie, che diventa povertà dei bambini e dei ragazzi e che pone delle questioni fondamentali in termini di garanzie minime per una vita dignitosa nel presente, e per un futuro che preveda la possibilità di un riscatto dalla povertà».

Analizzando l’età si scopre che il 51% degli utenti dei Centri di ascolto presenti nella nostra Diocesi hanno tra i 41 e i 60 anni. «Sapendo che la maggioranza di queste persone è inoccupata o sottoccupata per loro l’ottenimento di un lavoro dignitoso che li permetterà di sostenere la propria famiglia sarà un obiettivo arduo da raggiungere. In un mercato di lavoro competitivo, come quello attuale, infatti, la ricollocazione di persone espulse dal mercato del lavoro è molto difficile», la sottolineatura della Diocesi di Gorizia. —

FRA.FA.

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