Lo stallo iniziato a fine marzo con le dimissioni di Gabrielli

La rinuncia del consigliere-medico ha liberato il posto di prestigio subito entrato a far parte dell’ampio risiko delle nomine di peso  
Foto Bruni Trieste 06.06.2017 Consiglio comunale 05-06
Foto Bruni Trieste 06.06.2017 Consiglio comunale 05-06

la vicenda

È giunta ieri a conclusione una vicenda iniziata il 21 marzo scorso, quando il presidente del Consiglio comunale Marco Gabrielli, esponente della Lista Dipiazza, ha rassegnato le proprie dimissioni. Le motivazioni ufficiali delle dimissioni di Gabrielli sarebbero di carattere personale, legate al suo lavoro di cardiochirurgo.

Certo è che nel corso del suo operato istituzionale Gabrielli aveva indispettito più di qualcuno, dimostrando un approccio molto fiscale in materia di commissioni consiliari, che per il dipiazzista dovevano essere convocate soltanto in caso di oggettiva necessità e non, come spesso è accaduto, per mozioni di importanza secondaria o di poca attinenza con i lavori d’aula. Per Gabrielli era un modo per contenere i costi del Consiglio ed evitare che diventasse un “gettonificio”. Inevitabilmente un tale approccio gli è costato le simpatie di più di qualcuno tra i membri dell’augusto e oneroso consesso.

Sia come sia, fuori Gabrielli dai giochi, il suo sostituto era atteso a breve giro. La partita per la nuova presidenza, però, è finita ben presto nel gioco più ampio in vista delle elezioni europee, diventando una delle chip che questa o quella forza politica poteva giocare al tavolo degli scambi.

La Lega ha colto l’occasione per imporre un proprio nome: i papabili erano Everest Bertoli e Manuela Declich. I due, però, sono approdati ai ranghi del Carroccio in tempi recenti, dopo una lunga militanza in Forza Italia. Un dato che non è visto di buon occhio dai forzisti, che infatti hanno imposto un severo “nyet” sull’ipotesi. Al contempo gli azzurri si son detti disponibili a ragionare sulla figura di Massimo Codarin, altro membro della Lista Dipiazza e di primo acchito uno dei candidati più credibili all’incarico. A Codarin è toccato però d’incappare nel veto incrociato del Carroccio, “reo” di aver indispettito il vicesindaco Paolo Polidori al tempo del famigerato caso delle coperte nel cestino. Mentre tutti gli angoli di questo stallo messicano sfoderavano i ferri, i mesi passavano e da quel marzo ormai lontano Trieste ha dovuto attendere una sera d’inizio estate per avere un nuovo presidente del Consiglio. —

G.Tom.

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