L’opposizione: «Tutelare la friulanità di Capriva»

È un’interrogazione. Ma, in realtà, è una proposta. Rossella Dosso, consigliera d’opposizione, chiederà al sindaco Sergon nella prossima seduta del Consiglio comunale di dotare il paese di una cartellonistica stradale (perlomeno per quanto riguarda quella che il Codice della Strada indentifica come “segnali di localita”, delimitanti i punti di inizio e fine del territorio comunale) «che comunichi e testimoni ai visitatori il radicamento di Capriva del Friuli alla storia, alle tradizioni e alle consuetudini friulane, percepite da larga parte dei suoi abitanti quali valori distintivi irrinunciabili. Tale iniziativa - argomenta Dosso - rappresenterebbe altresì una indiretta, ma simbolicamente rilevante espressione di ribadita appartenenza ai valori peculiari della territorialità dell’ex Provincia di Gorizia e al suo capoluogo, il quale alla friulanità stessa è legato da vincoli storico-culturali profondi».
Il Consiglio si riunirà martedì alle 20.30. «Capriva del Friuli - continua la consigliera comunale - appartiene storicamente, lo dice il nome stesso, al patrimonio friulano e che tale appartenenza è testimoniata dalla spontanea partecipazione alla sua cultura da parte dei residenti, larga parte dei quali usano quotidianamente la lingua friulana. Ritengo che tale patrimonio identitario e culturale vada salvaguardato ancorché valorizzato, rappresentando una ricchezza per la comunità».
Non solo. Dosso rammenta che il capoluogo provinciale e la cosiddetta Destra Isonzo sono «oggetto di una progressiva operazione tendente a reciderne il legame con l’identità culturale friulana, alla quale assolutamente appartengono: come dimostra la sostituzione dell’aggettivo “friulano”, non soltanto nella toponomastica, con quello talvolta meno adeguato: “isontino”. La riforma regionale degli enti locali in fieri ha, tra le ipotesi, quella di annettere l’ex Provincia di Gorizia alle territorialità provinciali di Trieste o di Udine rispetto alla quale, va riconosciuto, il Comune di Capriva del Friuli ha già assunto una ferma posizione di contrarietà».
Dosso conclude che «tale paventata ipotesi rappresenterebbe un’inaccettabile sottrazione delle prerogative di autodeterminazione, comportante conseguenze disastrose sul piano economico, politico e su quello, non meno importante, culturale ed identitario». —
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