L’ultimo saluto a Rosato, gran folla a San Vincenzo

Familiari, amici, rappresentanti istituzionali e anche il cavalier Arvedi al funerale del manager che ha guidato la Ferriera. Don Destradi: «Un esempio per i figli»
Foto Bruni Trieste 19.07.2019 Arvedi al funerale di Rosato
Foto Bruni Trieste 19.07.2019 Arvedi al funerale di Rosato

TRIESTE. Una folla commossa, composta da familiari, amici, rappresentanti istituzionali e del mondo dell’industria, ha portato ieri mattina, venerdì 19 luglio, nella chiesa di San Vincenzo de’ Paoli, l’ultimo saluto a Francesco Rosato, top manager triestino del settore siderurgico, scomparso pochi giorni fa, in seguito a una malattia che purtroppo non gli ha lasciato scampo.

Rosato era stato fra l’altro direttore della Ferriera di Servola e uno degli uomini chiave nella complessa operazione che aveva portato all’arrivo a Trieste dell’attuale proprietario dello stabilimento di Servola, l’industriale cremonese cavalier Giovanni Arvedi, che ieri ha voluto sedersi in prima fila, a pochi passi dalla moglie di Rosato, la signora Rosy, e dai quattro figli, Nicolò, Benedetta, Filippo e Leonardo.

Dall’altare è stato per primo il parroco di San Vincenzo de’ Paoli, don Umberto Piccoli, a ricordare la figura di Francesco Rosato: «Persona la cui vita è stata intimamente legata a questa chiesa – ha detto – nella quale ha santificato i passi salienti fin da bambino. Una vita – ha aggiunto – che ha dato notevoli frutti, a cominciare dalla stima e dall’amicizia che tutti oggi gli dimostrate con la vostra presenza qui, accanto alla famiglia. La morte – ha ribadito don Umberto – non segna la fine di qualcosa, ma una trasformazione».

Ha poi preso la parola il celebrante, don Andrea Destradi, parroco della chiesa di Muggia vecchia e amico di Francesco Rosato. «Oggi siamo riuniti qui – ha esordito – in quella che è stata la casa di Francesco, chiamati per la morte di una persona cara, ma dobbiamo pensare che Francesco, nel corso della sua pur breve vita, ha coltivato una straordinaria confidenza con il nostro Signore. L’ultima volta che ci siamo visti da soli – ha rammentato don Destradi – mi ha ribadito più volte, con convinzione, che era giusto si facesse la volontà di Dio. E ho avvertito pienamente che non si trattava di una frase fatta, ma dell’intimo convincimento di un uomo che ha sempre combattuto nella serenità della fede.

La disgrazia assoluta non è morire – ha aggiunto il parroco di Muggia vecchia – ma vivere male, lontano dalla sapienza del Signore. Oggi siamo qui per celebrare Francesco, che è stato prodigo di insegnamenti per i suoi figli – ha concluso – ai quali formulo l’invito di ispirarsi ai sentimenti che hanno animato la vita terrena di Francesco».

Francesco Rosato è stato protagonista di una carriera molto rapida, sempre nel settore siderurgico, iniziata come ingegnere sotto la gestione Lucchini, arrivando poi a diventare massimo dirigente a Servola, prima ancora di aver compiuto 40 anni. Nel suo curriculum figurano anche incarichi di vertice nella friulana Danieli, nonché a Bari e Piombino.

A Trieste decisivo il suo ruolo nell’approdo del cavalier Arvedi, nel 2013, in seguito alla nomina “ad hoc” dell’allora sindaco Roberto Cosolini, che gli aveva affidato il ruolo di consulente del Comune per la riconversione dello stabilimento. Uno dei più importanti progetti che hanno visto il suo coinvolgimento, di recente, è stato rappresentato dal piano di sviluppo della Piattaforma logistica nell’ambito della “partita” della Icop di Petrucco.


 

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