L’ultimo saluto della città a Giorgio Irneri
di Ivana Gherbaz
Trieste ha dato ieri l’ultimo addio a Giorgio Irneri, stringendosi idealmente attorno alla moglie Lina Magni, ai figli Donata e Piero e ai nipoti Fiammetta, Michelangiolo, Giulia e Carola. Una carezza, un abbraccio caloroso, anche solo una stretta di mano per rievocare assieme la figura di un uomo di altri tempi e, per molti, un grande amico. Nella chiesa di Notre Dame de Sion non c'erano solo i parenti più stretti, le personalità e le autorità cittadine, ma anche tanti triestini e dipendenti di quella che è stata per Irneri una sorta di famiglia allargata: il Lloyd Adriatico, la compagnia assicurativa fondata dal padre Ugo nel 1936 e che il figlio Giorgio ha saputo far crescere portando il nome di Trieste nel mondo.
Ma ieri nell'omelia affidata a monsignor Ettore Malnati, a nome del vescovo Giampaolo Crepaldi impegnato a Roma, si è voluto soprattutto raccontare Giorgio Irneri come uomo, cittadino e padre. «La sua non è stata una vita facile – ha ricordato Malnati -. Ha saputo partire da zero, facendo la gavetta che tutti dovrebbero intraprendere per capire come si possono raggiungere gli obiettivi in onestà e in bellezza». Quella che è emersa è la figura di un uomo - seppur dedito al lavoro in un percorso fatto di impegni e di sacrifici - con la sensibilità di chi sapeva onorare le amicizie piccole o grandi che fossero, perché tendeva alla leale sincerità. «Entrava nel cuore delle situazioni con intuito, un uomo che ha avuto una grande sensibilità anche nei suoi rapporti, sempre rispettosi, con i dipendenti, fatti di umanità. Così è riuscito a portare la sua compagnia ad essere riconosciuta a livello internazionale offrendo molti posti di lavoro», ha rammentato ancora don Malnati.
La famiglia è stata al centro della vita di Giorgio Irneri: «La moglie Lina, il suo tesoro più importante, che voleva sempre al suo fianco - ha proseguito il celebrante - . I figli, i nipoti, e i pronipoti sono stati seguiti con attenzione e semplicità, e lasciati liberi di intraprendere la propria strada».
L'avvocato Giorgio Irneri è stato però anche un grande amante della sua città, un galantuomo, insignito nel 2008 della civica benemerenza, e forse, ha detto don Malnati, «noi abbiamo mancato nei suo confronti. Per il suo senso della responsabilità ci ha chiamato qui, per ricordarci che il nostro compito è quello di recuperare il senso profondo dei valori al di là degli schieramenti. Mancherà molto a Trieste ed è importante rileggere questo personaggio per continuare in un percorso di onestà. Per costruire una città dove ciascuno concorre per il bene comune». Commosse le parole della figlia Donata, che ha ricordato i momenti della loro intimità in famiglia e l'umanità di un padre che ha saputo aiutare tante persone.
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