Malumori nell’Unione Italiana per il conto da saldare all’UpT

VALLE. Al dibattito sulla manovra di assestamento del Piano finanziario e Programma di attività per l’anno in corso, molti consiglieri dell’Assemblea dell’Unione Italiana (UI) non hanno gradito l’ordine arrivato dal ministero degli Esteri italiano di portare dal 15 al 25% le spese di gestione dell’Università Popolare di Trieste (UpT), ormai da mesi sotto commissariamento per il noto disavanzo valutato in centinaia di migliaia di euro. Così risulta dal bilancio del 2017 mentre quello del 2018 non è stato ancora approvato. Un aumento che andrà a coprire una parte del deficit registrato dall’Ente morale triestino, il che come osservato da qualcuno, sarebbe uso di denaro pubblico per la copertura di passivi di gestione, una manovra che la legge italiana non permette.
Ad un certo punto il presidente della Giunta esecutiva dell’UI Marin Corva ha spiegato che l’iniezione di 207.000 euro a favore dell’UpT viene attinta dai fondi del capitolo 4545, destinati a favorire attività culturali e iniziative per la conservazione di storia e tradizioni degli italiani rimasti nelle aree dell'ex Jugoslavia, sui quali si decide direttamente da Roma. «Mi lascia comunque perplesso la spiegazione - ha detto Corva - che il disavanzo accumulato dall’UpT sarebbe dovuto alle attività culturali promosse dall’UI». «Io ho chiesto varie volte che vengano precisate quali attività - ha proseguito - però non ho ancora ottenuto risposta». Piuttosto duro l’intervento di Gaetano Bencic secondo il quale l’UI sta attraversando una fase di debolezza politica e decisionale allarmante. «Subiamo supinamente decisioni che vengono prese altrove, siamo alla mercè dei burocrati per cui dobbiamo reagire prendendo una posizione politica e mobilitando tutte le forze in campo a favore di una petizione da inviare al Capo dello Stato italiano Sergio Mattarella». «Una raccolta di firme - ha spiegato - con cui si chiede il varo di una legge di interesse permanente a nostro favore da parte della Nazione Madre, che garantisca finanziamenti sicuri e che non possano venir messi in discussione dagli umori della politica». «Noi non siamo questuanti - ha concluso - non siamo un Gruppo Nazionale che chiede l’elemosina, bensi parte della storia d’Italia che a questo punto ci deve ascoltare».
Considerate le aspre proteste dei consiglieri, Paolo Demarin ha annunciato che a settembre verrà convocata una riunione dell’assemblea onde rivedere i rapporti con l’UpT e definire le modalità di attuazione della petizione la cui bozza sarà inviata in tempi brevi all’attenzione dei consiglieri. Alla fine comunque il secondo assestamento del Piano finanziario e di attività dell’UI per il 2019 pari a 6,6 milioni di euro è stato approvato a larga maggioranza di voti in quanto condizione essenziale per la firma del prossimo 9 agosto a Roma della Convenzione tra ministero degli Esteri, UI e UpT. «Quest’anno la firma della Convenzione arriva con notevole ritardo ma non per colpa nostra - ha osservato il presidente dell’UI Maurizio Tremul - e di conseguenza si avranno contraccolpi su tutti i piani». «Poi c’è un altro aspetto - ha aggiunto - che in base alle nuove disposizioni italiane, entro i primi di ottobre dovranno arrivare a Roma tutti i contratti e gli altri contemplati dalla Convenzione, i tempi sono stretti». —
P.R.
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