Manifestazioni divise tra il monumento e piazza Unità d’Italia

RONCHI DEI LEGIONARI. Settembre è ormai alle porte. Così come le due iniziative che, una contrapposta all’altra, metteranno al centro la figura di Gabriele D’Annunzio, il poeta soldato che il 12 settembre del 1919 partì da Ronchi alla testa dei Legionari alla volta di Fiume.

Da Villa Blasig il poeta-comandante, il 12 settembre 1919 parte per Fiume, dando origine a quell’importante avvenimento storico che fu poi denominato l’Impresa di Fiume. Il 9 ottobre del 1923, poi, il consiglio comunale approvò la proposta della giunta retta dal sindaco Giuseppe Berini di chiedere alle autorità competenti la sostituzione del nome della cittadina. Ronchi fu dichiarata ufficialmente “dei Legionari” con il Regio Decreto del 2 novembre 1925.

Da una parte la cerimonia ufficiale, quella dinnanzi al monumento, curata dal comitato per la valorizzazione storica e letteraria del Vate e dalla Lega nazionale, dall’altra quella che, in piazza dell’Unità d’Italia, radunerà tutti coloro che osteggiano la figura di D’Annunzio che richiama al fascismo. In testa l’Anpi, ma anche associazioni come Ronchi dei partigiani, Caffè Esperanto e Monfalcone meticcia che hanno avuto anche il sostegno del sindaco di Fiume. «Voglio accentuare il fatto che Gabriele D’Annunzio, con le sue truppe – scrive Vojko Obersnel – occupò Fiume nel 1919. Egli stesso fu precursore del fascismo e l’ispirazione a Benito Mussolini, che a sua volta, molto volentieri accettò l’ideologia di Hitler e si aggiunse alle sanguinose missioni durante la seconda guerra mondiale, una delle guerre più sanguinose nella storia del mondo. Proprio per la colpa di D’Annunzio, Fiume provò tra i primi la mano letale del fascismo. Dunque, D’Annunzio non fu un poeta timido, come tanti lo vogliono presentare, ma un aggressore e un tiranno».

Intricate furono anche le vicende legate al monumento. L’iter iniziò nel 1956, ma la richiesta al Comune venne fatta il 14 aprile 1957. Una vicenda per la quale vennero interpellati anche i ronchesi che si divisero a metà. Un monumento che doveva trovare collocazione di fronte al complesso scolastico del centro e che, a seguito del cambio di amministrazione comunale, venne collocato a cavallo con Monfalcone, dove i granatieri di Sardegna si fermarono per raccogliere altri uomini che volevano unirsi alla colonna. La colonna di che sovrasta il monumento fu donata dal sindaco di Roma di allora. —

Lu.Pe.

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