Spranghe, coltelli e mazze: un’altra rissa tra maranza in via Pascoli a Trieste

Negli scontri un ragazzo ferito, trenta coinvolti e dieci identificati: alcuni sono gli stessi di piazza Venezia: appare l’ombra della rappresaglia dopo le botte nel weekend. Arsenale sequestrato

Maria Elena Pattaro
Pattuglie in piazza Venezia a Trieste, fra le ve Torino e Lazzaretto vecchio
Pattuglie in piazza Venezia a Trieste, fra le ve Torino e Lazzaretto vecchio

Non solo calci e pugni. Stavolta i maranza si sono affrontati a colpi di spranghe, mazze e coltelli. Sale ancora, purtroppo, l’asticella della violenza giovanile in città. Stavolta il campo di battaglia scelto dai giovanissimi è il quadrante di piazza Garibaldi, tra via Pascoli e via Manzoni. Qui mercoledì sera, intorno alle 23. 30, è scoppiata una maxi rissa.

A preoccupare è sia l’utilizzo di armi, sia il sospetto che alla base ci possa essere un regolamento di conti fra bande rivali.

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Via Cadorna fotografata da Andrea Lasorte

Dei circa dieci ragazzi identificati, alcuni sono gli stessi che lo scorso fine settimana erano coinvolti nella rissa scoppiata in piazza Venezia. Non si esclude, quindi, che tra i due episodi possa esserci un collegamento e che l’ultima nottata di violenza sia una coda lunga degli scontri precedenti.

Parte delle armi utilizzate nello scontro è stata ritrovata sotto le auto in sosta e sequestrata. Si tratta di un coltello, due mazze e tre spranghe, di cui i rissosi probabilmente si sono disfatti nella fuga per evitare di essere denunciati per porto ingiustificato di armi e oggetti atti a offendere.

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Almeno venti, forse trenta i ragazzi coinvolti, stando alle testimonianze dei residenti che hanno assistito alle violenze. Uno di loro è rimasto ferito a una mano, ma ha rifiutato le cure del 118. I poliziotti delle Volanti, al loro arrivo, hanno identificato una decina di partecipanti: c’erano sia minorenni che maggiorenni, di varie nazionalità (tra cui italiani, pachistani, marocchini). Alcuni di loro sono volti noti a chi si occupa di ordine pubblico. Non più tardi di una settimana fa, infatti, erano nella mischia di piazza Venezia. Saranno le indagini a fare chiarezza su possibili collegamenti.

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Via Cadorna fotografata da Andrea Lasorte

Gli investigatori stanno acquisendo i filmati dello scontro realizzati dai residenti che si sono affacciati sentendo urla, schiamazzi, colpi metallici e altri rumori simili a quelli di vetri infranti. Al vaglio anche le immagini di eventuali telecamere pubbliche e private presenti nel quadrante interessato, uno dei più “caldi” dell’intera città, già teatro di incresciosi fatti di cronaca. L’obiettivo di chi indaga è identificare tutti i partecipanti e chiarire ruoli e responsabilità.

A dare l’allarme, verso le 23.30, sono stati i residenti, spaventati dalla baraonda che infuriava dalla strada. Chi si è affacciato alla finestra ha assistito a una scena di guerriglia urbana: gruppi di giovani che si affrontavano a più riprese sia a mani nude che armati di bastoni, spranghe, coltelli e altri utensili. In questo scenario, i marciapiedi e la carreggiata si sono trasformati in un’arena in cui l’unica legge diventa quella del più forte o del più equipaggiato. Nel tentativo di schivare i colpi c’è chi ha cercato rifugio tra le auto in sosta, aspettando che i compagni venissero in aiuto.

In pochi minuti sono piombati sul posto polizia, carabinieri e 118, allertato dai residenti. Nel frattempo però era scattato il fuggi fuggi: buona parte dei rissosi si era già dileguata. Quelli rimasti sono stati, appunto, identificati e la loro posizione è ora al vaglio degli inquirenti.

Al di là degli sviluppi investigativi, la città si trova a dover fare i conti, con cadenza ormai settimanale, con la violenza giovanile. E il timore, a fronte di arsenali come quello sequestrato in via Pascoli, è che prima o poi succeda l’irreparabile.

Se le manifestazioni del fenomeno sono sotto gli occhi di tutti, i rimedi efficaci non sono altrettanto evidenti né a portata di mano. Perché è chiaro che l’azione repressiva, da sola, non basta, come hanno ribadito in più occasioni le stesse autorità inquirenti. «Va rafforzata, secondo me, la prevenzione», diceva la procuratrice Patrizia Castaldini lo scorso febbraio in un’intervista al Piccolo, «molto dovrebbero fare la scuola e le famiglie. Quando arriviamo noi purtroppo è già tardi». L’auspicio, dunque, è rafforzare il lavoro di rete tra istituzioni, famiglie agenzie educative.

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