Metz riporta il cibo della tradizione triestina dal centro città fino al cuore di San Giacomo

la storia
La zampata gastro-identitaria di una triestinità che non vuole rassegnarsi alle asiaticherie in tavola. Per gli amateur del genere appuntamento nella serata inaugurale quasi solstiziale di oggi alla trattoria “Alba” in via dell’Istria, dirimpetto al “Vaticano” e alla caserma della Benemerita. Siamo a quattro passi da campo San Giacomo. Da domani apertura ordinaria.
Furio Metz è stato di parola: quando nell’estate di un anno fa mollò malvolentieri il “Bagutta” in via Carducci, lasciò la postazione - che era stata di Giorgio Venturi e di Maurizio Turisini e che venne rilevata da un cinese - all’insegna di una promettente revanche: «Non starò fermo a lungo», proclamò.
E così ben presto si era messo in cerca di un locale periferico o semi-periferico dove riprendere, a seconda delle stagioni, la tradizione del mangiare autoctono: bolliti (soprattutto di maiale), norcineria (quasi esclusivamente di maiale), jota, goulasch, baccalà, sardoni & calamari, le polpette mattiniere. Vini del Collio con qualche inserzione carsica. Un’avvertenza: il sessantaduenne Furio, da giovane un rugbista fino alla serie cadetta, in centro non voleva tornare. Affitti troppo cari, intasamento concorrenziale dove anche l’ultimo bar pretende di cucinare. Con la consorte Anna Parisi aveva mandato avanti “Le botti” in via Torino e - appunto - il “Bagutta”. Basta, ora di cambiare aria. O meglio: ora di tornare alle origini. Perché, a proposito di appartenenze rionali, Furio Metz aveva esordito negli anni ’80 lavorando dalle parti di piazza Puecher nel locale della sorella, “La de Brunetta”. Poi aveva gestito “L’antico nonzolo” - sempre a San Giacomo - e “L’agricoltore” in via dei Soncini a Servola. «Cercavo qualcosa in una dimensione più umana, dove la gente possa apprezzare una buona osteria con prezzi accessibili», spiega.
L’incontro con “Alba” fu casuale. C’era un cartello fuori, il locale era chiuso da alcuni mesi. Ma aveva alle spalle una storia lunga un secolo. Un posto tipico, appena entrati a sinistra c’è il bancone, poi i tavoli, passati i quali si apre uno spazio all’esterno. Fuori, su via dell’Istria, di sera qualche opportunità di parcheggio in più rispetto all’aspra quotidianità di via Carducci. Metz conta di portarci i sangiacomini e la clientela che lo ha seguito in decenni di peregrinazione ristoratrice metropolitana.
In verità la vicenda dinastica dei Metz parte da prima di Furio e di Brunetta. Loro nonno, padre del padre, venne a Trieste, proveniente dalla friulana Maniago, allo spuntare del Novecento. Attorno al 1905 aprì un’osteria in Cittavecchia, in via dei Crociferi, dietro alla sede vescovile: si chiamava “Le due sorelle”. Ancora adesso, nello stesso posto, lavora una pizzeria, quasi a testimoniare una vocazione imperitura di quel sito al nutrimento del viandante. —
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