Migranti sequestravano connazionali: condanne in abbreviato fino a 15 anni

Oltre alle botte avevano denudato e filmato una vittima con la minaccia di divulgare le immagini. I due pachistani saranno espulsi una volta finita la pena 

Maria Elena Pattaro
Via della Fabbrica teatro di uno dei sequestri Foto Silvano
Via della Fabbrica teatro di uno dei sequestri Foto Silvano

Sequestravano e rapinavano per business altri migranti arrivati come loro dalla Rotta balcanica. A una delle vittime avrebbero puntato addosso una pistola costringendola a consegnare tutti i soldi che aveva con sé. Ad altre avrebbero scucito denaro a suon di calci e pugni. Non solo: avrebbero contribuito a una serie di sequestri di persona a scopo di estorsione, compreso il caso eclatante dei tre indiani segregati in via della Fabbrica. Lunedì mattina la giustizia ha presentato il conto anche agli ultimi due imputati appartenenti a una cricca composta da cinque pachistani e votata alla criminalità.

Ed è un conto molto salato: 15 anni di reclusione per Hasnat Hassan Shiraz; 12 anni, 11 mesi e 10 giorni per il connazionale Shamraiz Iqbal.

Le contestazioni

Le accuse, a vario titolo, sono molto pesanti: sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina aggravata, tentata estorsione aggravata, lesioni personali aggravate e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Già detenuti al Coroneo in custodia cautelare per questa causa, entrambi verranno espulsi dall’Italia una volta espiata la pena.

Così ha deciso il giudice per le udienze preliminari Francesco Antoni al termine del processo in abbreviato. Proprio la scelta del rito alternativo ha permesso ai due giovani pachistani di ottenere lo sconto di un terzo della pena. Il pm della Dda Federico Frezza aveva invocato punizioni ancora più severe: 24 anni per Shiraz, ventiseienne difeso dall’avvocata Lucrezia Chermaz, e un totale di 14 anni per il complice Iqbal, trentaseienne difeso dalla legale Veronica Mansi.

Gli episodi

I fatti contestati risalgono al 2024 e rappresentano il lato più oscuro della Rotta balcanica, quello che di tanto in tanto irrompe nella cronaca cittadina, ma che la maggior parte delle volte passa sottotraccia. Il 21 agosto di due anni fa, i due imputati avevano sottratto 500 euro a un connazionale appena arrivato in Italia, a suon di calci e pugni. Non solo: i due lo avevano intimidito con una pistola, denudato e filmato, minacciandolo di divulgare il video in Pakistan se avesse denunciato i fatti.

Due settimane dopo erano tornati alla carica, forti dell’arma di ricatto che avevano nei loro smartphone. Se lui non avesse accreditato altri 5.000 euro, loro avrebbero divulgato in patria le immagini di nudo. Per rendere la minaccia ancora più convincente, gli avevano sferrato dei colpi con il calcio della pistola e con un filo metallico, ferendolo. Ma la vittima non aveva ceduto alle intimidazioni, anzi aveva denunciato tutto alle forze dell’ordine.

Shiraz è stato giudicato anche per un altro episodio, datato 11 novembre 2024, avvenuto in Carso. Lì il ventiseienne insieme ad altri complici, aveva trattenuto un migrante nel bosco a ridosso del confine pretendendo 1.000 euro in cambio della sua liberazione. Il malcapitato era stato preso a calci e pugni e bucato a una guancia con un coltello. Soltanto dopo che un parente aveva versato la somma sul conto corrente indicato dai sequestratori, la vittima era stata rilasciata. Si trattava, peraltro, di uno degli almeno sette migranti irregolari che Shiraz stesso e i complici avevano fatto entrare in Italia poco prima. Da qui la contestazione ulteriore di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Segregati in casa

Il duo condannato lunedì ha contribuito, secondo il giudice, anche al sequestro di persona a scopo di estorsione smascherato a settembre del 2024 in via della Fabbrica dalla Squadra Mobile. In quell’occasione i poliziotti avevano liberato tre giovani indiani, che erano stati segregati, picchiati e minacciati tra quelle quattro mura. I sequestratori presenti in casa al momento dell’irruzione sono già stati condannati in abbreviato (uno a 11 anni di carcere, l’altro a 3).

Il ruolo di Shiraz e Iqbal è consistito nel fornire indicazioni agli esecutori materiali e nell’inviare ai parenti le coordinate bancarie del conto in versare il riscatto. Le motivazioni del giudice sono attese entro 90 giorni, dopodiché le difese valuteranno se fare appello o lasciare che la sentenza passi in giudicato, ottenendo così un ulteriore sconto di pena.

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