Miramare, il gioiellino voluto da Massimiliano

Venne restaurata alla fine degli anni Settanta e si è mantenuta in buone condizioni nel corso dei decenni, ma oggi la meravigliosa fermata di Miramare comincia ad accusare il peso del tempo. Narrano infatti che dall’epoca del risanamento le Fs non abbiano speso un solo euro per dare lustro alla memoria del nobile edificio. La fermata è di proprietà delle Ferrovie, vi abitano affittuari privati il cui alloggio è ricavato dalle ex sale d’aspetto, i biglietti si fanno solo a bordo dei treni e il resto del magnifico fantasma ferroviario resta inaccessibile.
Salitona di via Beirut: qualche decina di metri dopo la “Galileo guest house” del Centro internazionale di fisica teorica - dando le spalle al mare - appare una scalinata sulla sinistra. Porta al binario due, quello con direzioni Venezia e Udine. Sulla destra, invece, sorge una galleria che conduce al primo binario la cui destinazione è Trieste centrale. All’interno del tunnel l’umido è tombale. Una manciata di passi lungo il pavimento di arenaria e sulla parete sinistra della “grotta” spunta una piccola porta di color nero. L’umidità è pazzesca, tanto che la stessa porticina gronda acqua. L’innesto della serratura è polverosissimo e pieno di ragnatele, ma basta farlo scorrere con un po’ di forza e la guardiana di ferro si spalanca cigolando. Il buio è assoluto, l’umidità cresce a dismisura, l’eco della voce rimbalza sui muri bassissimi e stretti, quasi claustrofobici. Mezzo metro separa da un salto nel vuoto. La torcia illumina il “buco”, scoprendo sul fondo travi di legno marcio, bottiglie di plastica, lattine di birra e una borsa bianca gonfia di rifiuti.
Riemergendo da quel mondo di tenebra, si disegna la fermata dove l’arciduca Massimiliano d’Asburgo scendeva dal treno per raggiungere in carrozza il castello. Miramare non ha nulla a che vedere con le piccole fermate e le stazioncine a forma di parallelepipedi dalle mascelle volitive disseminate per l’Italia. Massimiliano pretese un capolavoro di bellezza. L’edificio color caffellatte è arricchito da un delizioso porticato di legno che oggi è ridotto a una garitta abitata dai fantasmi. Sbirciando oltre i vetri, si intravede ancora una scala che scende verso via Beirut. In fondo c’era il ricovero delle carrozze, ora chiuso. Aprire al pubblico la parte non abitata della fermata significherebbe impiegare personale di guardia, ma tale operazione sarebbe contraria alla politica di risparmio delle Fs.
«La fermata di Miramare non è stata cancellata solo perché è usata dagli studiosi del Centro internazionale di fisica teorica a essa attiguo». È questo il commento lapidario di Roberto Carollo, per più di vent’anni dirigente del settore “nuove costruzioni” delle Fs, quando evoca la moria della storia ferroviaria andata in scena a Trieste.
Delle 16 stazioni e fermate che servivano la nostra città, oggi lavorano Villa Opicina, la Centrale e, appunto, Miramare. Sono state dismesse le stazioni di Sant’Elia, Sant’Antonio Moccò, la fermata di San Giuseppe della Chiusa ed è stata abbattuta la stazione di Sant’Anna sulla linea Trieste-Erpelle, l’odierna pista ciclabile. Campo Marzio, capolinea della stessa Trieste-Erpelle e della Transalpina, è sbarrato da decenni, eppure il sistema funziona ancora e i treni posso entrare e uscire. Stessa sorte è toccata alle stazioncine di Rozzol-Montebello e Guardiella.
A Opicina - porta verso l’Est dove si intersecano le linee Transalpina e Meridionale - il 15 dicembre è stato ripristinato, dopo due anni di assenza, un servizio viaggiatori per Lubiana, ma da parte delle Ferrovie slovene. Le Fs hanno condannato alla demolizione anche la piccola stazione di Opicina Campagna.
Non basta. Lo spettro della chiusura si è abbattuto pure sulla stazione di Prosecco, quella di Aurisina, sulle fermate di Duino-Timavo e Santa Croce e sulla stazione di Grignano. La deliziosa fermata di Miramare, invece, attende un nuovo maquillage.
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