Monfalcone, dopo appena 5 anni dalla realizzazione sparisce il cordolo sulla regionale 14

MONFALCONE Abracadabra. Come in un gioco di prestigio si è arrivati, in un’assolata mattina di luglio, dritti al punto: la sparizione del “cordolo della discordia” sulle vie Boito e Valentinis. Un manufatto in cemento, a spanne largo un metro, che dal settembre 2015 aveva trasformato l’asfalto del principale asse viario di uscita dalla città in sabbie mobili, almeno nelle ore di punta. Bastava la sosta di un mezzo di trasporto pubblico o di un furgoncino per una consegna last minute a impantanare la circolazione, stimata sulla longilinea arteria tra le 600 e 900 vetture ogni sessanta minuti, per senso di marcia. Insomma, una strada trafficatissima, la regionale 14, che sempre sul filo metaforico dell’incantesimo ora passa di mano e finisce al Comune. E con un colpo di bacchetta l’ente incamera la sovranità sul tratto che arriva fino alla rotatoria della Vecchia Gisela, mettendolo in sicurezza, contemporaneamente ottenendo lo sradicamento del cordolo (una promessa fatta già in campagna elettorale dalla coalizione di centrodestra) a costo zero. Come? Semplice: lo ha fatto mandare in frantumi a spese della Lidl, nell’ambito degli interventi di adeguamento della viabilità lungo via Boito, i lavori inseriti nel piano particolareggiato di iniziativa privata. Una prospettiva illustrata a febbraio 2019, dall’allora assessore ai Lavori pubblici, adesso però concretizzata.
Non che il cordolo avesse di per sé un costo definito. Infatti, correva il terzo mandato consecutivo di Massimo Schiavo ai referati dell’Urbanistica e opere pubbliche – epoca Altran – quando lo spartitraffico mai digerito dai pendolari del Lisert, dai commercianti e pure dai residenti, era spuntato quasi in un «blitz», come l’aveva definito l’ex presidente Ascom Paolo Bratina. I negozianti non l’avevano presa bene. Ma Schiavo aveva chiarito che la decisione di predisporre il maxi cordolo, proprio al centro della strada, si era resa necessaria per impedire manovre azzardate o, peggio, inversioni a U dei guidatori, peraltro non consentite in quel tratto, i cui transiti si stavano fluidificando attraverso una serie di eliminazioni semaforiche e introduzioni di rotatorie. Infatti, proprio nel famoso capitolo dei 7,6 milioni di euro finanziati dalla Regione per creare le quattro rotonde sulla Sr 14 si erano attinti i quattrini per costruire il discusso spartitraffico. Che per dimensioni e la coincidente nuova realizzazione di più ampi marciapiedi, ai sensi di legge, aveva provocato il restringimento della carreggiata introducendo due sole corsie, una per senso di marcia.
Ora, dopo appena un lustro di vita del cordolo, cosa cambia? «Resta una corsia di scorrimento per direttrice – replica Cisint, da pochi mesi assessore ai Lavori pubblici –, ma questa acquista un metro e mezzo in più di spazio dalla doppia linea continua, che a breve andremo a inserire, fino al marciapiede. La modifica consentirà di risolvere l’annoso problema, spesso segnalato, dei mezzi di soccorso imbottigliati nel traffico. Dunque un vantaggio indubbio per la collettività». La strada si allargherà soprattutto in direzione Trieste, nel senso di marcia più sacrificato. Non finisce qui. «A una riunione in settimana – continua – con Fvg strade e Regione chiederò la realizzazione nell’altra direttrice, all’altezza della posta di via Valentinis, di una piccola rotatoria, così da fare in modo che chi, provenendo da Trieste, debba svoltare sul Conad o accedere agli altri negozi possa farlo senza arrivare fino alla rotonda di via Portorosega, cioè fin quasi agli impianti del Boito». Una soluzione caldeggiata dal rione, di possibile realizzazione attraverso un finanziamento di 300 mila euro a occhio e croce. Pare che il sindaco abbia già strappato un mezzo sì tra i funzionari.
In conclusione: «Ci era stato detto, quando eravamo all’opposizione, che il cordolo era intoccabile – rievoca Cisint –, così sono andata a prendere in mano le leggi e ho studiato. Ho guardato le carte. Mi sono resa conto che non era vero. Le opere oggi ereditate, peraltro, non risultano neanche del tutto complete, stando ai progetti iniziali. E ho scoperto che il cordolo, per esempio, non era previsto. Di conseguenza non poteva ritenersi obbligatorio». La precedente amministrazione però lo riteneva il mezzo idoneo a impedire inversioni a U. «E chi l’ha detto che questo esecutivo le vuole consentire? È la legge – replica – che vieta simili manovre sulla strada e sarà a breve inserita la segnaletica coerente. Non solo, come per altre parti della città, i vigili effettueranno i doverosi controlli, pure sulla velocità, per impedire condotte sconsiderate».
La sparizione del cordolo, però, agli occhi del sindaco è stata una prestidigitazione coi fiocchi: «Ho avuto più plausi dai cittadini per questo che dall’abbassamento della pressione fiscale. Ne sono rimasta io per prima sorpresa». —
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