Monfalconese bloccato in parete salvato con l’amico triestino

Due giovani alpinisti incrodati sul Campanile delle Genziane sul gruppo Peralba Avanza salvati dal Soccorso alpino: uno dei due solo ieri mattina dopo aver trascorso la notte all’addiaccio rannicchiato in parete. Nessuno dei due è rimasto ferito. Il capocordata, monfalconese di 25 anni è stato salvato domenica sera, l’ amico, 22enne di Trieste solo ieri mattina dopo una complessa operazione del Soccorso Alpino. Dovevano scalare la via aperta nell’83 da due miti come Roberto Mazzilis e Antonio Frezza, una delle più belle salite delle Alpi Carniche con una roccia superba (450 metri di dislivello, difficoltà fino al VII inferiore) e un’esposizione al sole che rendono la scalata una meraviglia. Ma probabilmente causa la giovane età, forse per l’inesperienza e la poca pratica acquisita in palestra di roccia, sono stati traditi e hanno deviato dalla via. Il Soccorso ha fatto sapere infatti che i due non si trovavano sulla via Mazzilis Frezza bensì su un’altra, molto più difficile, sviati dalla presenza di alcuni chiodi. Chi conosce quella via però sa bene che bisogna fare attenzione a non finire fuori perché si rischia di trovarsi su placche non proteggibili. Ed è quello che probabilmente è accaduto.
La complessa operazione di salvataggio durata circa 15 ore ha coinvolto tre squadre del soccorso, una prima di Sappada, una seconda di Forni Avoltri, una terza, due tecnici dell’elisoccorso e l’elicottero inviato ben due volte, domenica sera e ieri mattina con un medico e soccorritori in attesa al rifugio Calvi. L’allarme era scattato alle 19 di domenica quando i due si sono accorti di aver perso la via e sono rimasti bloccati senza possibilità di salire o scendere. Nella speranza di risolvere l’operazione entro il calar del buio è stato inviato l’elicottero con una prima squadra del Soccorso alpino di Sappada. Il tecnico dell’elisoccorso è riuscito ad agganciare il primo della cordata, il monfalconese, tagliando la corda con cui era assicurato e riassicurandola alla parete. Una volta agganciato e recuperato con un verricello e il cavo svolto per 55 metri, l’alpinista è stato portato in salvo alla base vicino alle Sorgenti del Piave. Vani invece i 5 tentativi di recupero del secondo che si trovava 20 metri più in basso, 30 più a destra. La parete sovrastante era sporgente e ha impedito per circa quattro metri di distanza in orizzontale di recuperare anche lui.
Inoltre stava avanzando il buio e l’elicottero è dovuto rientrare per scadenza dell’orario di volo. Per fortuna il 22enne triestino stava bene e sono rimasti sul posto le squadre del Soccorso di Sappada e Forni Avoltri. Alle 21. 15 i cinque di Sappada hanno raggiunto la cima del secondo Campanile delle Genziane per tentare di raggiungere l’alpinista rimasto in parete allestendo un ancoraggio per calarsi a loto volta con le corde lungo la via. I soccorritori sono rimasti in contatto sia vocale che telefonico con il giovane bloccato. Ma a un certo punto hanno deciso di sospendere le calate e attendere condizioni di maggior sicurezza. La parete era sporgente, c’erano molti blocchi instabili: sarebbe stato troppo rischioso calarsi al buio attraverso tratti rocciosi che avrebbero potuto staccarsi durante le manovre. Dal momento poi che era caldo e l’alpinista stava bene era più opportuno attendere la luce e le operazioni notturne sono state interrotte. I soccorritori sono rimasti tutta la notte sul posto. Intanto i cinque del Soccorso alpino di Sappada sono stati raggiunti da una seconda squadra di Forni Avoltri, poi da una terza, da un soccorritore alla base della parete e dal medico al rifugio Calvi.
Ieri mattina l’elisoccorso ha portato, non senza difficoltà, due tecnici una trentina di metri sopra al punto dove si trovava l’alpinista. I due hanno attrezzato un ancoraggio con due chiodi fissati con il trapano. Il primo dei due si è calato all’altezza dell’alpinista, ma la parete dove si trovava, a causa della sporgenza, era a sei metri in orizzontale da lui. Si è riusciti a raggiungerlo lanciandogli uno spezzone di corda. È stata fatta una seconda calata in corda doppia di 60 metri, 40 nel vuoto. Sono stati piantati altri due chiodi in parete per raggiungere un terrazzino dal quale farsi recuperare con l’elicottero. Ed è stata la bravura del pilota a fare il resto: ha manovrato l’elicottero a distanza ravvicinata alla parete e il recupero è stato fatto con un verricello e un cavo svolto per 90 metri. —
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