Chiude il bar ristorante al tempio di Monte Grisa: solo pranzo al sacco
La società che gestiva la Casa del Pellegrino ha rinunciato: «Era anti-economico». Gli spazi del locale, a fronte di un’offerta, saranno messi a disposizione dei fedeli

Solo pranzo al sacco per i pellegrini che arrivano a Monte Grisa. Dal 31 gennaio la società Est Immobiliare, che da dieci anni gestiva il punto di ristoro - la Casa del Pellegrino - ha gettato la spugna, rimettendo la conduzione dell’ampio locale nelle mani del santuario. Che ora ha deciso di mettere quegli spazi attrezzati con tavoli e sedie a disposizione di chi, zaino in spalla, si porta in autonomia qualcosa da mettere sotto i denti. A fronte di un’offerta. Poi, a fare le pulizie – così ci viene detto – saranno i volontari del santuario.

Monte Grisa è meta ogni anno di migliaia di pellegrini, al ritmo di 5-6 pullman al giorno, anche di più con la bella stagione. Quasi tutti quelli che si recano a Medjugorje si fermano anche lì. Allo stesso modo, però, il santuario è raggiunto dai turisti, attratti anche dalla particolare forma architettonica del santuario, da scolaresche, scout, comitive. E anche gli stessi triestini spesso raggiungono Monte Grisa per godersi il panorama, prendere parte a funzioni religiose, o dopo una passeggiata all’aperto in quella zona. Ora non troveranno più un luogo dove rifocillarsi.
Fortunatamente il pubblico esercizio è stato chiuso al termine dell’anno giubilare, visto che il santuario di Monte Grisa era stato inserito, assieme alla Cattedrale di San Giusto e alle chiese della Beata Vergine Assunta di Monrupino e al santuario di Santa Maria Assunta di Muggia Vecchia nel novero delle chiese triestine definite, appunto, giubilari.
Sull’insegna rossa che indica la Casa del Pellegrino, con del nastro adesivo è stata coperta l’indicazione “bar ristorante”. Il santuario – parroco e rettore di Maria Madre e Regina è Lorenzo Pardi – ha avviato, come dicevamo, una gestione “fai da te”, senza somministrare direttamente i pasti o le bibite ma, come spiegano dalla parrocchia, dando la disponibilità alle comitive che arrivano a Contovello, di fruire di quegli spazi per consumare il pasto portato da casa, al riparo, comodamente seduti.

Il santuario, che quindi sta affrontando da pochi giorni questa situazione, comunque punta ad attrezzarsi con qualche distributore automatico e, se la normativa lo consente – la diocesi sta approfondendo quali siano le possibilità – vorrebbe consentire ai volontari che ruotano attorno a Monte Grisa di preparare qualche caffè, senza di fatto un’apertura del locale al pubblico, ma solo in determinate circostanze. La soluzione è al vaglio.

Il parroco preferisce parlare solo a microfoni spenti. Stessa scelta da parte del legale rappresentante del tempio mariano, don Stefano Vattovani. La Casa del Pellegrino dispone di 150 metri quadrati da destinare a sedie e tavoli, con una capienza di 300 coperti, con un ampio spazio esterno con ulteriori 100 posti. «Portare avanti quella gestione era diventato anti-economico – si limita a spiegare Stefano Nedoch della Est Immobiliare –. Dopo averle tentate tutte, abbiano lasciato». Il flusso di pellegrini non è costante e trovare del personale che arrivi fino a Monte Grisa ogni giorno non è semplice. Perché non tutti dispongono di un mezzo di trasporto proprio, e se faticano a trovare camerieri e cuochi i locali del centro città, figuriamoci una realtà meno agevole da raggiungere. Così Est Immobiliare, dopo aver già manifestato nei mesi scorsi delle difficoltà, ha dato disdetta del contratto.
La società guidata da Nedoch aveva palesato già due anni fa la volontà di liberarsi di quella gestione. Quando aveva tentato di vendere il ramo d’azienda della srl che gestiva il locale, che invece dal punto di vista immobiliare è di proprietà della Diocesi. Allora, per cedere l’attività, dalla Est Immobiliare chiedevano 250 mila euro incluse attrezzature e arredi. Per rendere l’affare più interessante era stato sfruttato anche il progetto dell’arrivo della cabinovia nelle vicinanze di Monte Grisa. Ma nessuno restò rapito da quell’opportunità e l’affare non decollò. Così Est Immobiliare ha trascinato la gestione fino a fine 2025. In assenza del canone di locazione, il santuario potrà comunque ricavare delle entrate dalle offerte e dall’affitto, magari giornaliero, della sala.
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