Morì nell’auto contro l’albero Tre funzionari Anas a processo

SAVOGNA
Il 12 novembre comincerà al Tribunale di Gorizia il processo che vede imputati tre funzionari dell’Anas di Trieste per omicidio stradale.
Nell’udienza preliminare che si è svolta ieri, accogliendo le richieste del pm Paolo Ancora, cui si è unito il legale della parte offesa, il gup del tribunale di Gorizia, Flavia Mangiante, ha rinviato a giudizio per il reato di omicidio stradale in concorso per la morte del 34enne di Monfalcone Francesco Maria Tomasso.
Ai tre imputati si contesta di non aver fatto rimuovere, o almeno proteggere con barriere, il tiglio contro il quale il giovane si è schiantato dopo aver perso il controllo della sua Fiat 600 e che, per l’accusa, e secondo la porte civile «non ci doveva stare in quell’aiuola spartitraffico all’incrocio tra la Ss 55 e la provinciale 13 a Savogna, che la vittima stava percorrendo il 25 luglio 2016».
Spiega l’avvocato di parte civile Marco Frigo del Foro di Padova: «Ci sono voluti quasi cinque anni, ma finalmente i familiari di Francesco hanno avuto una prima, importante risposta dalla giustizia». Gli imputati sono Lamberto Nicola Nibbi, 61 anni, di Roma, la funzionaria del Compartimento per il Fvg, Susanna Larconelli, di Ronchi, e l’ingegnere triestina, Claudia Tirelli.
I legali dei tre imputati, che non sono comparsi in aula, hanno sostenuto invano il non luogo a procedere e non hanno chiesto riti alternativi per i loro assistiti.
Ancora l’avvocato Frigo: «L’inchiesta è stata lunga ma la Procura ha svolto un lavoro certosino acquisendo innumerevoli fonti di prova».
Sarà il processo a stabilire le eventuali responsabilità penali degli imputati. Procedimento che si annuncia molto tecnico in quanto è lecito supporre che una parte importante l’avranno i periti di parte.
Interpellata ieri sul rinvio a giudizio di tre propri funzionari l’Anas ha preferito non rilasciare dichiarazioni.
Secondo la parte civile «l’albero, un grosso tiglio, troneggiava nell’aiuola spartitraffico e da cui anzi debordava, invadendo parzialmente la carreggiata, senza che vi fosse alcuna protezione e a dispetto delle norme del Codice della strada». Sempre secondo i legali «gli abitanti della zona avevano spesso segnalato il pericolo che rappresentava». Pochi mesi fa quel tiglio è stato abbattuto. —
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