Morì travolto in bici da un’auto a Gorizia: donna a processo per omicidio stradale

Mario Blasini nell’ottobre 2016 attraversò sulle strisce in sella alla mountain bike. L'anziana al volante, che non evitò il mezzo, procedeva secondo i limiti di velocità

GORIZIA Le ricostruzioni dei consulenti tecnici di parte, quello nominato dalla Procura e quello della difesa, rappresenterà una fase importante del dibattimento in corso, quando saranno chiamati in aula a fornire gli esiti delle rispettive analisi dell’incidente mortale nel quale perse la vita il goriziano Mario Blasini, di 69 anni, investito da un’auto, Toyota Yaris, mentre in sella alla sua mountain bike aveva attraversato corso Italia lungo le strisce pedonali. L’incidente era avvenuto nel 2016.

A processo per omicidio stradale è l’automobilista, Anna Maria Sincic, che oggi ha 88 anni, originaria e residente a San Lorenzo Isontino, difesa dall’avvocato Damijan Terpin. I familiari del deceduto non si sono costituiti parte civile.

Giovedì era prevista la nuova udienza per proseguire l’ascolto dei testi del pubblico ministero, rinviata per intervenuti impedimenti da parte del legale. Certo è che le risultanze alle quali sono giunti i due consulenti potranno fornire elementi utili nel soppesare tutti gli aspetti del drammatico incidente stradale. Procedimento avviato, dunque, dopo l’udienza, nel dicembre scorso, durante la quale a deporre in aula è stato il responsabile della Polizia stradale di Gorizia, che aveva redatto il rapporto in ordine al sinistro.

Quel sabato del primo ottobre 2016 il sessantanovenne goriziano era stato travolto dalla Toyota lungo le strisce pedonali, di fronte al Parco della Rimembranza, vicino all’incrocio con via Buonarroti. A causa dell’impatto, il ciclista era sbalzato sul cofano della vettura battendo il capo contro il parabrezza per poi finire sull’asfalto. Trasferito con l’elisoccorso all’ospedale triestino di Cattinara, l’uomo era deceduto poche ore dopo a causa delle gravi ferite alla testa. Non aveva mai ripreso conoscenza.

Sul tappeto quindi una serie di aspetti. L’attraversamento del ciclista lungo le “zebre” in sella alla sua mountain bike, non quindi portata a mano, come aveva appurato la Polizia stradale. E le modalità con le quali l’uomo aveva impegnato la carreggiata, ma anche l’andatura della vettura, che dalla stazione aveva raggiunto il centro cittadino, ad una velocità di 50 chilometri orari secondo la Procura, a 37 km/h secondo la difesa, a valutare i “tempi di reazione” dell’anziana.

Tutti elementi affidati al dibattimento, nell’accertare la portata delle responsabilità da parte dell’automobilista, e per i quali i due consulenti forniranno rispettivamente il quadro della drammatica vicenda.

Quel sabato dopo l’investimento, il fibrillare degli interventi sanitari e la corsa al Cattinara, l’allora 84enne era stata colpita da malore, ricoverata in stato di choc all’ospedale di Gorizia. In un primo momento non era stato nemmeno possibile identificare il ciclista che aveva perso subito conoscenza e non aveva con sè i propri documenti, identità alla quale si era risaliti attraverso verifiche incrociate. Blasini, pensionato da qualche anno, aveva la passione per la bicicletta, dedicava buona parte del tempo libero alle sue uscite con la mountain bike. Fino a quell’impatto violentissimo e purtroppo fatale. —


 

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