Mosca vuole l’oleodotto Mar Caspio-Veglia

Il collegamento viene fortemente avversato dagli ambientalisti. Già due anni fa è stato bocciato lo studio di impatto ambientale dell’opera. Il progetto sarà rilanciato dallo stesso presidente Putin a giugno in visita a Zagabria
Il progetto, fin quando era in vita, prevedeva l’arrivo al porto petroli vegliota di Castelmuschio (Omisalj) di circa 15 milioni di tonnellate di greggio russo all’ anno, provenienti - tramite oleodotto - dalle regioni caspico-caucasiche. Il capo dello Stato russo sarà a Zagabria il mese prossimo per partecipare ad un summit energetico e, stando ai media nazionali, tornerà alla carica per perorare la carica di Druzba Adria, un progetto che sta molto a cuore a Mosca. Del resto le autorità russe - Putin in testa - non hanno mai digerito il brusco arresto nella realizzazione di Druzba Adria che sembrava ormai ad un passo dal venir concretato.


Ricordiamo che due anni fa, la competente commissione croata bocciò lo studio di impatto ambientale di Druzba, commissionato dalla Janaf, l’azienda statale che gestisce l’oleodotto croato. I componenti dell’organismo rilevarono che il documento era incompleto in quanto non forniva risposte esaurienti sui rischi ambientali dovuti al trasporto (via terra e via mare) di milioni di tonnellate di petrolio. Lo studio parlava inoltre solo della prima fase del progetto, che comportava un aumento minimo dei quantitativi di greggio da far giungere a Castelmuschio, isola di Veglia, per poi imbarcarli su superpetroliere e venderli sui mercati occidentali. In pratica, questo primo segmento del progetto prevedeva 5 milioni di tonnellate annue in più rispetto all’attuale movimentazione, che è pure di 5 milioni di tonnellate all’anno. Inoltre il documento non trattava altre voci, come ad esempio la stima dei mancati guadagni per l’industria turistica quarnerina, oppure i danni che deriverebbero dall’eventuale fuoriuscita di greggio in mare o sulla terraferma.


Dopo il no a Druzba Adria, gli ecologisti quarnerini e istriani - spalleggiati da quelli italiani e sloveni - manifestarono la loro soddisfazione, dicendosi convinti che il piano non avrebbe più rivisto la luce del sole. E invece pare che sarà Putin a farlo resuscitare, chiedendo al governo di centrodestra del premier Ivo Sanader di rimettere in moto l’iter di realizzazione. Una cosa per nulla facile in quanto il 2007 è l’anno delle elezioni politiche in Croazia e il primo ministro sa che il suo eventuale placet a Druzba Adria potrebbe togliergli vagonate di voti. Per quest’anno si prevede dunque un niet al progetto, per l’anno prossimo si vedrà. Certo è che in questo momento Zagabria è più concentrata sul «caso rigassificatore» nell’Adriatico settentrionale.


È stato confermato che a fine giugno saranno presentati i risultati dello studio che definirà la località ospitante il terminal: in lizza Castelmuschio, Fianona, Canal d’Arsa, Buccari e un terminal off-shore. Resta il fatto che l’intera area dell’Alto Adriatico sta diventando sempre più strategica per quanto riguarda le poltiche enrgetiche. Anche per la presenza a Trieste dell’oleodotto transalpino che rappresenta sicuramente una struttura «strategica» per il rifornimento di greggio per l’Europa centrale. La stessa Slovenia, dopo molte ritroise, ha accettato di far passare sul suo teritorio un oleodotto che collegherà proprio il terminal treistino con i poxxi della russia caucasica.
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