Multe, il giudice di pace dà ragione al Comune
Atti (superComitato di via Rastello) e Previti (Adoc): «Non siamo preoccupati. Le nostre contestazioni sono più complete di quelle già bocciate». Il magistrato nelle motivazioni ha ritenuto congrua la durata del giallo. Respinti i primi due ricorsi che contestavano le sanzioni elevate con le fotocamere ai semafori
Il giudice di pace di Gorizia ha rigettato i primi due ricorsi alle sanzioni comminate ai semafori con il sistema delle fotocamere. In sostanza, ha dato ragione al Comune di Gorizia. L’informazione arriva direttamente dal Comando della Polizia municipale. «Il giudice di pace ha respinto i ricorsi di due cittadini: ricorsi che si basavano sulla durata, definita esigua, del giallo - sottolinea il tenente dei vigili urbani, Fabio Zotti -. L’autorità giudiziaria ha stabilito che tale rilievo non era sufficiente ad annullare le multe». Pertanto, i due cittadini che avevano deciso di fare questo passo dovranno rassegnarsi a pagare la contravvenzione di 153 euro (più la decurtazione di sei punti dalla patente di guida). Il primo roun, dunque, va al Comune.
I ricorsi in questione non sono quelli predisposti nè dal superComitato di via Rastello guidato da Stefania Atti, nè dall’Associazione per la difesa e l’orientamento del consumatore (Adoc) presieduto da Ugo Previti. Si tratta di contestazioni predisposte da due privati che si sono avvalsi dell’aiuto del proprio legale di fiducia. «Il fatto che quei ricorsi siano stati respinti è totalmente ininfluente - sottolinea Stefania Atti del superComitato di via Rastello -. Perché? Ma perché le motivazioni addotte erano deboli e non andavano nella sostanza come i ricorsi che abbiamo preparato noi. Continuo a ritenere che i nostri documenti siano assolutamente completi e con davvero ottime possibilità di essere accolti». Più o meno lo stesso pensiero di Ugo Previti dell’Adoc. Su quali appigli si fondano i ricorsi dell’Associazione dei consumatori? La quasi totalità rileva il fatto che la fotografia è stata scattata pochi millesimi dopo la comparsa del rosso: in quelle condizioni, l’auto aveva quasi superato interamente la linea di arresto e il conducente era impossibilitato a vedere il passaggio dal giallo al rosso. «Ci sono, poi, altri ricorsi che riguardano multe comminate ad auto che, davanti loro, avevano degli ingombranti autobus che coprivano la visuale. Nei prossimi giorni verranno presentati al Giudice di pace altre contestazioni. Ormai - sottolinea Ugo Previti - viaggiamo a una media di quindici ricorsi al giorno. Le nostre contestazioni, quindi, sono diverse da quelle cassate dal giudice di pace in questi giorni. Secondo il parere dei nostri legali, chi ha presentato il ricorso predisposto dall’Adoc ha buone possibilità di vederlo accolto. Sono fiducioso anche se non posso avere la garanzia che vinceranno tutti: se la avessi, vorrebbe dire che sarei un indovino». Aggiunge il responsabile dell’Adoc: «Riteniamo che chi è stato fotografato per aver attraversato l’incrocio con il semaforo diventato rosso da pochi millesimi di secondo abbia delle chances di successo. Chi è passato, invece, tre o quattro secondi dopo il cambio di luce ha invece buone probabilità di perdere il contenzioso: proprio per questo sconsigliamo di fare ricorso in questi casi nitidissimi».
Sono già quattromilacinquecento ricorsi già depositati negli uffici del Giudice di pace. Molti dei quali devono ancora essere messi, come si suol dire, «in ruolo» (cioè assegnati al magistrato competente) e sono ammonticchiati negli uffici, sulle scrivanie e a terra. Il motivo? Come scritto nei giorni scorsi, non c’è abbastanza personale. Quello che c’è fa ciò che può ma la pioggia di ricorsi per le multe ai semafori non ha fatto altro che appesantire ulteriormente la situazione. La percentuale di chi paga la sanzione senza protestare è minima, del 5 per cento: e così sono un’ottantina, i contravventori che, giornalmente, varcano la soglia della sede di via 4 novembre 22 a Piedimonte per impugnare il processo verbale di contestazione nella speranza di ottenere una decisione a loro favorevole e, quindi, scongiurare i 153 euro di sanzione e i sei punti tolti dalla patente. «La situazione è esplosiva - ha lamentato di recente il personale -. Facciamo del nostro meglio ma c’è tanto lavoro da smaltire. Guardate queste foto in cui sono immortalate tutte le cartelle che contengono i vari ricorsi».
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