Muro divisorio sparito dalla mappa e i giardini con villa diventano bosco

Giardini privati, pertinenze di due villette, “trasformati” improvvisamente in bosco in seguito all’approvazione del Piano paesaggistico della Regione che li ha inclusi nell’area, inedificabile, classificata come “Paesaggio dei parchi e aree verdi urbane”.
Un problema non da poco per due cittadine triestine (legate da vincolo di parentela) comproprietarie dei terreni nella zona di via Pindemonte su cui sorgono le due villette e che erano decise a costruire accanto alle case i box-auto. Hanno avviato una battaglia legale contro la Regione vinta al primo round. Il Tar, presieduto da Oria Settesoldi, ha accolto il ricorso dell’avvocato Giuseppe Sbisà, sostenuto da una perizia tecnica. Ora il divieto di edificare altre strutture, a cominciare dai tanto agognati garage, potrà essere tolto.
«Un caso kafkiano – osserva il legale –, considerando che a separare i giardini privati dal bosco c’è anche un muraglione ottocentesco che però non compare nelle mappe. Alla base del disguido c’era questo problema cartografico, che peraltro era stato rilevato dal Comune. Proprio l’ente municipale aveva infatti avanzato delle osservazioni pertinenti segnalando che il Piano paesaggistico della Regione, per quell’area, era in contrasto col Piano regolatore comunale e si suggeriva una modifica in sede di approvazione, suggerimento che però non era stato preso in considerazione». Nell’area sorgeva quasi due secoli fa un vasto parco privato con villa padronale, poi demolita. Con il passare dei decenni nella zona si erano susseguiti diversi interventi di edificazione, compresa la realizzazione di un condominio vicino al punto dove sorgeva la villa padronale. Le due case che appartengono alle ricorrenti, in origine, erano le dependance della villa ottocentesca.
Nella sentenza si afferma che «le due aree di proprietà delle ricorrenti si differenziano dal bosco non solo perché fisicamente delimitate, ma in quanto interessate da un ecosistema autonomo, alberature non coerenti col vicino querceto, dall’assenza di analoghe specie di insetti e da una bassa incidenza della fauna animale, il cui accesso è precluso da muratura e alte cancellate».
Le ricorrenti avevano impugnato il Piano paesaggistico regionale approvato il 24 aprile 2018, contestando l’inserimento dei giardini nell’area boschiva non edificabile. Nella seduta del 31 gennaio 2019, dopo aver precisato che non sussistevano i presupposti per procedere all’aggiornamento del Piano, era stata confermata la classificazione come bosco e così per le due triestine non era rimasto altro da fare che proseguire con il ricorso, poi accolto dal Tar.
Nella sentenza si conclude che «a prescindere da eventuali errori a carico dell’apparato cartografico e dalle carenze istruttorie che parrebbero affliggere in special modo la decisione confermativa assunta nella seduta del 31 gennaio 2019, non preceduta da alcun sopralluogo, si deve concludere che l’inclusione dei due giardini nel “Paesaggio dei parchi e aree verdi urbane”, e il loro sostanziale accorpamento al vicino bosco, non appaiono sorretti da presupposti di logicità e coerenza». —
P.T.
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