Museo istriano: via all’allestimento

Nei primi sei mesi del 2014 dovrebbe avvenire il trasferimento anche di masserizie custodite in Porto Vecchio nei locali di via Torino
Paolo Giovannini, Trieste 10/12/2012, Museo Istro Dalmato.
Paolo Giovannini, Trieste 10/12/2012, Museo Istro Dalmato.

Più che lo straordinario successo (insaporito da fiammanti polemiche) del “Magazzino 18” di Simone Cristicchi al Teatro stabile Rossetti, ha forse pesato la protesta altrettanto straordinaria messa in scena lo scorso giugno dalle associazioni degli esuli, dopo che il Comune si era cancellato dalla lista dei soci dell’Irci, l’Istituto regionale della civiltà istriana. Una lite finita con promesse: ci sentiamo a settembre, riscriviamo la convenzione del 1998 che assegnava proprio all’Irci (che lì ha fissato la propria sede) l’edificio comunale di via Torino, sede del Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata, e pensiamo finalmente ad allestire quel museo che attende dal 2009 di diventare quel che annuncia col titolo. Promesse mantenute: questa dunque, nonostante la povertà di cassa, sembra stagione creativa e attiva per i musei triestini.

Entrambi i “contraenti” si dicono vicini alla meta. Proprio domani alle 16 è fissato un incontro tra la Consulta museale formata dalla direttrice dei Musei civici e vicepresidente dell’istituto di via Torino, Maria Masau Dan, e da due conservatori, con i vertici dell’Irci, la presidente Chiara Vigini, il segreterio Raoul Pupo, il direttore Piero Delbello. Non per spaccare ancora in otto il filo rovente delle questioni giuridiche (che pure sono in campo) ma per parlare di allestimento del museo, «cui dobbiamo arrivare - annuncia Masau - entro metà 2014».

I 2300 metri quadrati di un edificio allora vuoto e disastrato furono assegnati all’Irci per scopo museale appunto nel 2008 con l’impegno che il Comune avrebbe restaurato e gestito, e ogni cosa esposta sarebbe rimasta proprietà dell’istituto. In realtà fu proprio l’Irci a procurarsi i fondi, circa 5 milioni, da Stato e Regione e in parte dalla Fondazione CrTrieste. Dal 2009-2010 data dell’apertura nella sede si sono tenute numerose mostre, allestite per lo più o quasi tutte dal direttore Piero Delbello, custode del luogo assieme a una schiera di volontari. A segnale e simbolo del futuro museo, il primo piano ospita alcune testimonianze dell’Istria, soprattutto una collezione di antichi attrezzi agricoli, e al secondo altri esempi di cultura materiale e una completa farmacia, un banco da orafo, e poi quadri, stampe, l’enorme foto dell’esodo, e la riproduzione della contesa collezione dei “quadri istriani”, provvisoriamente al Museo Sartorio.

«In tutti questi anni non è stato fatto un inventario dei beni - è la constatazione critica di Masau Dan i cui rapporti tesi con Delbello, e di Delbello nei suoi confronti, non sono certo un segreto - e la biblioteca è un ammasso dove neanche cercando si riesce a trovare un libro». Ma al direttore viene ampiamente riconosciuto di aver tenuto vivo e attivo quell’ennesimo museo “in fieri”. Per inventariare sono stati già interpellati giovani storici. Dal Magazzino 18 in Porto vecchio sarà sufficiente traslocare qualche masserizia fra tante, il patrimonio è noto. E del resto sarà museo della “civiltà” e non dell’esodo. Però questa è la parte facile. Il nodo si chiama gestione. Si va così dai contenziosi alla pace ritrovata, ai dissensi residui: parlano in due ma hanno ancora due idee diverse.

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