In quaranta a Trieste in piazza Perugino: «Allarme rissa», ma è un video
Raduno di giovanissimi sabato sera, i residenti allertano il 112. Pochi identificati, gli altri sono scappati: «Stavamo girando un filmato musicale»

Quaranta ragazzi radunati in piazza Perugino, tra musica a palla, grida e schiamazzi. Sono le 21.50 di sabato sera, in una delle zone più problematiche della città, già teatro di spaccio e violenze. E tanto basta a far scattare la chiamata al 112, in una Trieste in cui l’allarme per la violenza giovanile, abbinata alla cultura del coltello, è sempre più alto.
Anche fra le autorità, come ha sottolineato lo stesso procuratore generale Carlo Maria Zampi nel suo intervento di sabato all’apertura del nuovo anno giudiziario. Del resto i recenti fatti di cronaca, da ultimo il brutale pestaggio di un 16enne in via Cadorna per mano di un gruppo di sconosciuti grossomodo suoi coetanei, hanno destato preoccupazione in città.
Chi si è affacciato alle finestre ha temuto che in quel gran marasma potesse andare in scena l’ennesima rissa. Invece, stando a quanto hanno poi ricostruito i carabinieri, i ragazzi stavano girando un video di musica trap.
All’arrivo delle pattuglie, è scattato il fuggi fuggi generale onde evitare i controlli. I pochi rimasti in piazza sono stati identificati dai militari dell’Arma. Stando a quanto ricostruito, il gruppo era composto da una quarantina di ragazzi, anche minorenni. Tra loro c’erano triestini, italiani di seconda o terza generazione e stranieri.
Una piccola folla chiassosa che ha deciso di trascorrere il sabato sera in piazza Perugino girando un video musicale da far rimbalzare sui social. Almeno stando alla versione dei ragazzi controllati dall’Arma. La spianata, con i suoi murales e i graffiti in slang (tra cui “Ici c’esta la zone”, “qui c’è la zona”), offre probabilmente l’ambientazione ideale per le sonorità trap e drill tanto in voga soprattutto tra i maranza.
Ritmi cupi, autotune, testi crudi che raccontano il disagio sociale. Il tutto abbinato a videoclip in cui i cantanti si atteggiano da gangster, circondandosi di armi, soldi e droga. Canzoni che diventano le colonne sonore di chi si riconosce in quell’immaginario e talvolta tenta di emularlo, nel proprio piccolo.
A Trieste è scattato da tempo il campanello d’allarme rispetto alla recrudescenza della violenza giovanile. Il fenomeno preoccupa non solo i cittadini, ma anche le autorità, impegnate ad arginarlo. Non a caso è stato affrontato in Prefettura in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Anche se la repressione, da sola, non basta. Serve, come ribadito da più parti, un lavoro di rete tra istituzioni, famiglie e agenzie educative per favorire un cultura della legalità e del rispetto dell’altro.
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