Nell’Isontino via i tubi in cemento e amianto



Un milione e mezzo di euro per le tratte Gorizia-Capriva-Fogliano. Due milioni 400 mila per l’area Staranzano e San Canzian d’Isonzo. Quattro milioni per gli interventi a Mossa, Mariano del Friuli, Cormòns. Mentre imperversano le polemiche sul caso Obizzi, vanno avanti gli interventi di Irisacqua, la società costituita il 29 dicembre 2005 allo scopo di dare attuazione alla riforma del settore idrico introdotta con la “Legge Galli”. Nel corso degli anni sono stati sostituiti 68,45 chilometri di tubature in cemento-amianto, ora si potrà procedere alla dismissione dei restanti 266,75 km, di cui 42 soltanto a Gorizia città. «Non vi sono ad oggi prove scientifiche che attestino la pericolosità del cemento amianto, ma muovendoci sulla base del principio di precauzione, sancito anche dall’Ue – spiega l’amministratore unico Gianbattista Graziani – abbiamo dato seguito all’indicazione giunta da tutti i Consigli comunali dei 25 Comuni soci di Irisacqua». Insomma, si è deciso di dismettere le condutture aderendo al principio di precauzione. Di questo (e di molto altro) si sta parlando in un convegno online svoltosi fra ieri e oggi. «Questo grande progetto – spiega Paolo Lanari, direttore generale di Irisacqua – ha preso il via dalla volontà dei soci e ci ha posto di fronte a diverse sfide, la prima è stata quella di reperire i fondi necessari, obiettivo che abbiamo centrato grazie a una operazione di finanza di progetto da 90 milioni di euro condotta con un pool di banche». —



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