È morto Nino Costanzo, storico tabaccaio di Gorizia
Aveva 93 anni: una vita passata nella tabaccheria di via Crispi, ricevuta dal padre Giuseppe nel 1953 e nel 2000 gli era subentrato il figlio Paolo. Una vita passata a tifare la Pro Gorizia e a parlare dei problemi della città

Non era solamente un tabaccaio, Nino Costanzo, e non era solamente un tabaccaio storico: era un personaggio a 360 gradi, attento alle vicende dell’amata Gorizia, dov’era nato, e testimone di un’epoca. Ora che se n’è andato per sempre mancheranno la sua verve polemica, il suo spirito ironico, il suo sguardo corrosivo, mai scontato, sul territorio.
Nino e la sua tabaccheria
Antonino, così era registrato all’anagrafe, da poco aveva compiuto 93 anni. È mancato all’ospedale goriziano, dopo un periodo di ricovero, ma, anche negli ultimi tempi, il suo pensiero andava all’attività lavorativa, portata avanti per una vita.
La tabaccheria aveva mosso i primi passi nel 1930, in via Morelli, per trasferirsi in via Crispi nel 1938, con annessa l’edicola. Nino ne era diventato il titolare nel 1953, subentrando al padre Giuseppe grazie all’emancipazione: a quel tempo, si era infatti maggiorenni a 21 anni.
Nel 2000 il trasferimento in un altro spazio di via Crispi, a pochi metri da quello occupato per decenni. Sempre nel 2000, era diventato suo figlio Paolo il titolare dell’attività (giunta quindi alla terza generazione), ma Nino gli era rimasto vicino a livello pratico, non solo in quanto a consigli e suggerimenti. Infine, nel 2017, dopo 87 anni incastonati pienamente nella storia della città, il passaggio ad un’altra gestione.
Malleabile ai cambiamenti
Nino era stato interprete dei cambiamenti del mestiere, li aveva saputi affrontare al meglio. Prima, sostanzialmente, si occupava di vender sigarette, quotidiani, riviste, qualche matita e un po’ di sale. Poi, la gamma dei servizi era stata ampliata notevolmente: dalla ricariche telefoniche alle marche da bollo, tanto per far qualche esempio.
Aveva brontolato un po’, perché le complicazioni diventavano via via maggiori, ma non era affatto contrario a questa trasformazione, indice di una mentalità che, pur conservatrice, sapeva guardare al nuovo, al domani.
Nel suo settore, era un punto di riferimento, su questo non c’è dubbio. Anche perché nel 1959 era stato eletto presidente provinciale della Fit, Federazione italiana tabaccai e a lungo aveva mantenuto quella carica diventando pure delegato regionale e componente della giunta nazionale. Da qui le frequenti trasferte a Roma.
Al centro della comunità
Per il resto, in molti ricorderanno i suoi numerosi interventi sul Piccolo che cominciavano sempre alla stessa maniera, vero e proprio marchio di fabbrica: «Io non so voi...». Era il suo modo per affrontare i problemi della città e per proporne, a suo modo, possibili vie d’uscita.
Nell’ultimo periodo, pur fiaccato dal peso dell’età, non aveva abbandonato mai quella che era la sua passione principale: quella per il calcio. Tifava Inter e Pro Gorizia. E, tra i tanti, c’è un episodio che la dice lunga sul suo carattere indomito, sulla sua voglia di vivere: a maggio, ormai sulla sedia a rotelle, accompagnato dal figlio Paolo che lascia nel dolore accanto a Nevio, l’altro figlio, aveva voluto seguire la compagine locale in una trasferta a Fiume Veneto. Insomma, non proprio dietro l’angolo. Nulla invece si è potuto, però, dopo l’ultimo, decisivo peggioramento delle condizioni di una salute sempre più precaria.
La data dei funerali, al momento, non è ancora stata fissata.
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