Pensionato ucciso e chiuso nell’armadio, l’imputato punta a uno sconto di pena
Il delitto di Limena il 7 marzo 2025. Solo se cadrà l’aggravante dei futili motivi, il 41enne triestino Alessio Battaglia potrà sperare di evitare l’ergastolo. Secondo la procura, Franco Bergamin sarebbe stato aggredito con una manovra che gli ha spezzato le vertebre

Si saprà forse solo alla lettura della sentenza se l’imputato sarà giudicato con il rito abbreviato, rito che prevede lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. A farlo capire con chiarezza la Corte d’Assise di Padova davanti alla quale si è aperto il processo a carico di Alessio Battaglia, il 41enne triestino (presente in aula) accusato dell’omicidio di Franco Bernardo Bergamin, il pensionato 80enne trovato senza vita, il 7 marzo 2025, all’interno di un armadio nella sua casa di Limena in via Papa Giovanni XXIII, chiuso in un sacco e ormai in stato di putrefazione avanzata.
Le accuse contestate sono di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dalla minorata difesa, oltreché di occultamento di cadavere, uso indebito del bancomat della vittima e calunnia.

Nella prima udienza di lunedì 13 aprile la difesa, affidata all’avvocata Annamaria Beltrame, ha riproposto l’istanza di rito alternativo già respinta in udienza preliminare, scontrandosi con la preclusione stabilita dalle norme: l’aggravante dei futili motivi – contestata dal pubblico ministero Marco Brusegan – prevede l’ergastolo ed esclude il giudizio abbreviato. Pertanto la Corte (presieduta dalla giudice Elena Lazzarin, accanto la collega Silvia Rossaro e sei giurati popolari) potrà applicare la riduzione di pena soltanto se il capo d’accusa perderà quell’aggravante. E lo si capirà alla fine del processo.
Secondo la procura, invece, Battaglia avrebbe aggredito l’anziano perché irritato dalle spese domestiche e in particolare telefoniche sostenute dalla vittima, proprietaria dell’abitazione. Vittima che continuava a pagare per utenze non utilizzate. Una ricostruzione che l’imputato ha tentato di smontare in tre diversi interrogatori. Appena dopo il fermo, la notte fra il 6 e il 7 marzo 2025, il 41enne aveva dichiarato di non aver mai voluto uccidere Bergamin, parlando di una lite sfociata in uno spintone: il pensionato sarebbe caduto a terra e lui, consapevole di avere dei precedenti penali, lo avrebbe assistito fino al decesso, avvenuto il pomeriggio seguente. Solo allora, preso dal panico, avrebbe deciso di nascondere il corpo nell’armadio.
Una narrazione, confermata nell’interrogatorio di convalida del fermo, che si scontra con le risultanze dell’autopsia firmata dal medico legale Antonello Cirnelli: l’esame avrebbe accertato l’istantanea morte di Bergamin a causa della rottura delle vertebre cervicali.
L’ipotesi è che una manovra violenta, come la rotazione forzata del collo, abbia reciso il flusso del midollo osseo spezzando in maniera immediata la sua vita. La divergenza tra la “morte istantanea”, sostenuta dal consulente della procura, e la “morte differita”, dichiarata dalla difesa, sarà uno dei temi centrali del processo tanto che già da ora non si esclude il ricorso a una perizia per chiarire la questione con un accertamento tecnico super partes.
Battaglia deve rispondere pure di calunnia nei confronti della sua ex fidanzata che, con lui, era ospite nell’abitazione di Bergamin dalle festività natalizie 2024. Nel terzo interrogatorio, avvenuto in carcere davanti al pm Brusegan lo scorso novembre, l’imputato aveva sostenuto che il pensionato fosse morto mentre lui si trovava in un’altra stanza e la compagna era accanto al pensionato. Una versione smentita dalla donna che ha raccontato di essere rimasta sempre nella camera da letto in quanto contagiata dal Covid. E di non essersi accorta di nulla. La donna è stata ritenuta credibile dal pm che, inizialmente, l’aveva indagata per concorso in omicidio, salvo poi sollecitare l’archiviazione della contestazione. Di nuovo in aula il 27 maggio.
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