Omicidio stradale per la bimba morta, Mosetti finisce agli arresti domiciliari

GORIZIA Arresti domiciliari. Ipotesi di reato: omicidio stradale. Questa la misura precautelare a carico di Giulio Mosetti, noto avvocato cittadino e presidente della Pro Gorizia, che alla guida di un’Audi Q5 ha tamponato, sabato sera lungo la A34, una monovolume in cui ha perso la vita la piccola Rahida, 4 mesi, di nazionalità bengalese residente a Monfalcone.
La conferma arriva poco prima delle 13 dal procuratore capo Massimo Lia. Che spiega come il provvedimento sia stato preso «nell’immediatezza», quindi sin dalle ore successive al tragico incidente stradale. Mosetti è stato sottoposto anche alla prova dell’alcoltest ma, al momento, non è dato sapere quali siano le risultanze. «A questa domanda non rispondo», si limita a dire Lia.
Ieri, di prima mattina, l’avvocato Daniele Compagnone, che ha lo studio associato con Mosetti e altri legali in corso Italia, aveva ricostruito la giornata di Giulio Mosetti. Parlava, in quel momento, non come avvocato difensore, bensì come collega, socio e amico. «Giulio, nella giornata di sabato, ha lavorato tutto il giorno - racconta Compagnone -. Alla mattina era a Treviso per motivi professionali ed è tornato dopo pranzo senza nemmeno fermarsi a mangiare un panino. Poi, nel tardo pomeriggio, ha partecipato alle premiazioni del primo trofeo “Minerva” allo stadio della Campagnuzza. È stato lui stesso a premiare i bambini che svolgono attività calcistica per la società biancazzurra. Poi, attorno alle 20, ha accompagnato a casa, ovvero a Cervignano del Friuli, con la vettura (l’auto sostitutiva Audi Q5 rimasta coinvolta nell’incidente, ndr) il dirigente Dapas. Era tranquillo ed è chiaro che se lo stesso Dapas avesse percepito un qualsiasi stato di alterazione di Mosetti, l’avrebbe consigliato di lasciare stare e di non guidare».
Poi, il viaggio di ritorno: il rientro a Gorizia dove l’avvocato risiede. «E a Savogna d’Isonzo si è verificato l’incidente. Mosetti è stato il primo ad allertare i soccorsi e ha chiamato pure il sottoscritto, dicendomi che era successa una tragedia e c’era una bambina sull’asfalto». A quel punto, Compagnone è accorso velocemente sul luogo dell’incidente «e ho trovato Giulio comprensibilmente prostrato e sotto choc ma perfettamente lucido e reattivo». La domanda, a quel punto, viene da sé. Ed è la stessa che è stata rivolta qualche ora più tardi al procuratore Lia. Ma gli accertamenti sul tasso alcolemico hanno dato esito positivo? «Non confermo, né smentisco», la risposta di Compagnone. Ed è la stessa risposta all’altra domanda. «Ma Mosetti è agli arresti domiciliari?».
Nel pomeriggio, dopo l’ufficializzazione da parte del procuratore capo Lia, della misura cautelare ai danni di Mosetti, arriva la conferma anche di Compagnone. Che sarà, vista la piega che ha preso la vicenda, il suo legale assieme al collega Montanari. «Va detto - la precisazione di Compagnone - che quella degli arresti domiciliari non è una misura cautelare, bensì è la misura precautelare dell’arresto facoltativo in flagranza di reato, conseguente all’imputazione di “omicidio stradale”. Tale decisione deve essere convalidata dal Gip entro 96 ore».
La bambina viaggiava assieme alla sua famiglia (padre, madre e fratellino di 7 anni) a bordo di una monovolume Chrysler Voyager, condotta dal papà, che procedeva da Villesse in direzione Gorizia. L’impatto era stato violentissimo. Il Suv Audi aveva resistito meglio al botto, tant’è che Mosetti era rimasto praticamente illeso, seppure in forte stato di choc. Immediati erano scattati i soccorsi. Sul posto erano intervenuti repentinamente i vigili del fuoco per la messa in sicurezza dei mezzi incidentati e per la bonifica della carreggiata. Contestualmente era arrivato il personale medico e sanitario del San Giovanni di Dio che aveva prestato le prime cure ai feriti in loco. —
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