Operaio investito dai cavi sulla nave ora chiede i danni

Era stato investito da un fascio di cavi che lo aveva colpito al volto e al capo. L’uomo, N.R., 55enne di origine algerina, saldatore dipendente di una ditta dell’appalto nel cantiere navale, aveva riportato un trauma cranio facciale con una ferita lacero-contusa, com’era stato diagnosticato al Pronto soccorso del San Polo, a fronte di una prognosi di 8 giorni. Il lavoratore, che s’era sottoposto ad un ciclo di cure, sostiene che a tutt’oggi accuserebbe problemi alla spina dorsale e mal di testa che gli procurerebbero una riduzione della vista. L’operaio s’è affidato ad un legale, l’avvocato Massimo Macor, nel rivendicare i danni.
L’evento risale al 21 agosto 2017, lo scorso dicembre è stato depositato il ricorso davanti al giudice del Lavoro del Tribunale di Gorizia, Barbara Gallo. L’uomo, attraverso il legale, chiede in particolare l’accertamento di un grado di invalidità di almeno il 16%, quanto peraltro riconosciuto dall’Inail, nel provvedere ai relativi versamenti. La parte offesa ha richiesto contestualmente un risarcimento danni di circa 69 mila euro. Con il ricorso presentato lo scorso dicembre, vengono chiamati in causa la ditta datoriale in relazione alla formazione del lavoratore, l’impresa di appalto, attraverso i propri operai, in ordine alla caduta del fascio di cavi, nonché Fincantieri circa il coordinamento della presenza di più imprese in loco e la messa in sicurezza del punto dove il lavoratore aveva subito l’investimento.
Durante l’ultima udienza il giudice del Lavoro ha ammesso la consulenza tecnica richiesta dalla parte offesa, rappresentata dal dottor Alessandro Peretti, di Trieste, e ha proceduto alla nomina del perito del Tribunale, il medico legale Giacomo Mario Flammini, di Udine, il quale, per la complessità del caso, ha richiesto e ottenuto la nomina di un esperto in oculistica. Anche le difese hanno nominato i propri periti di parte, così come le compagnie assicurative richiamate dalle rispettive aziende. L’Inail è intervenuta nel procedimento in corso, ai fini dell’eventuale recupero economico, nella percentuale che potrebbe venir stabilita dal Tribunale. La prossima udienza è stata fissata il 17 dicembre.
Quel giorno del 21 agosto 2017 il 55enne era stato affiancato da un collega elettricista. All’interno della nave in costruzione si trattava di preparare un quadro elettrico da fissare a muro. Il filo elettrico della saldatrice non era sufficientemente lungo, pertanto il 55enne era salito al ponte superiore dov’era presente una presa posta a distanza idonea a collegare la corrente. Sullo stesso piano stavano lavorando gli operai di un’altra ditta, alle prese con lo smontaggio di un fascio di cavi situati al piano superiore e da avvolgere in un’apposita canapa. Cavi finiti addosso all’algerino. Un primo colpo gli aveva “sganciato” il caschetto, caduto a terra, il colpo di ritorno l’aveva colpito al volto, alla testa e a una spalla. Portato al Pronto soccorso del San Polo il saldatore era stato preso in carico dai sanitari, a fronte della diagnosi del trauma cranio facciale e la medicazione della ferita riportata. Il dottor Flammini dovrà stabilire la dinamica dell’evento e la natura delle lesioni riportate dal lavoratore. Ha quindi ritenuto necessario l’ausilio di un esperto oculista in ordine alla riduzione visiva, autorizzato dal giudice alla relativa nomina.
La ditta datoriale, da parte sua, ha sostenuto di aver adottato una congrua formazione del lavoratore infortunatosi, l’altra impresa ha affermato che i propri operai avevano più volte intimato al saldatore di non salire a quel piano, e Fincantieri di aver adottato tutte le cautele del caso anche rispetto la compresenza di più ditte a bordo nave. Un procedimento dunque in corso, tanto delicato quanto tecnico che appurerà modalità e cause dell’evento, per il quale spetterà al giudice del Lavoro stabilire la relativa decisione. —
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