Operaio investito, “scagionato” il carrellista

Tubista dell’appalto rimasto invalido al 18%. In udienza il consulente della difesa: «Non è censurabile la guida  del conducente del mezzo»



Era stato investito da un carrello elevatore mentre stava recandosi a bordo della nave allora in costruzione, di rientro dai servizi igienici. Il tubista Branko Jovanovic, all’epoca sessantatrè anni, di origini serbe e residente a Monfalcone, è rimasto invalido al 18 per cento, andato in pensione anticipata.

L’infortunio sul lavoro era avvenuto il 19 dicembre 2013. A processo per lesioni colpose sono il carrellista alla guida del macchinario Fabio Cabas, allora quarantottenne, dipendente di Fincantieri, che era impegnato nel trasporto di ceste contenenti materiali destinati allo stoccaggio, Antonio Palazzo, presidente del Cda della ditta d’appalto Smi, per la quale lavorava l’operaio infortunato, nonchè la stessa società quale persona giuridica.

Al Tribunale di Gorizia, davanti al giudice monocratico Marcello Coppari, il consulente esperto che ha eseguito le verifiche e i sopralluoghi ai fini della ricostuzione dell’infortunio, dottor Gallo, presentato dalla difesa di Cabas, con gli avvocati Fabio Zamparutti ed Eva Papa, ha fornito una serie di elementi.

A partire dal fatto che il comportamento del carrellista era stato corretto, in linea quindi con quanto previsto nell’ambito della sua mansione e del relativo protocollo.

L’avvocato difensore Zamparutti ha anche depositato un atto, il provvedimento disciplinare disposto all’epoca da Fincantieri nei confronti del Cabas, proprio in ordine alla conduzione del mezzo.

Una condotta «non censurabile», l’ha invece definita il teste di fronte alla specifica domanda posta dal legale.

Il consulente ha spiegato che il percorso di transito dei carrelli elevatori era contraddistinto da segnaletica orizzontale di colore giallo e alle estremità della direttrice erano apposti gli avvisi di pericolo. Le percorrenze pedonali invece erano indicate in blu, così come erano presenti gli attraversamenti dedicati.

Ha infine confermato la presenza di un percorso pedonale segnalato per il raggiungimento dei servizi igienici, rispondendo alla pubblica accusa, rappresentata da Mary Mete.

Durante il processo è emerso che il lavoratore serbo nel rientrare a bordo nave aveva attraversato la corsia riservata ai carrelli elevatori, spuntando all’improvviso da un’area di stoccaggio dei materiali.

Stando agli atti, Jovanovic aveva riportato traumi da schiacciamento, in particolare la frattura di tre costole, del processo traverso D12, dell’ala iliaca sinistra branca ischio-pubica, una contusione splenica e un ematoma sottocutaneo della parete postero-laterale sinistra del dorso e del gluteo. Traumi giudicati guaribili in quattro mesi.

Al carrellista la Procura imputa «negligenza e imprudenza», non avendo prestato la dovuta attenzione al pedone che transitava.

Al presidente del Consiglio di amministrazione della società Smi viene invece contestata la violazione delle norme di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, in particolare di non aver assicurato al lavoratore serbo una formazione sufficiente e adeguata in merito a rischi, danni, prevenzione e protezione, organizzazione della protezione aziendale, nonché ai rischi legati alle mansioni ricoperte e alle misure necessarie alla tutela dell’integrità fisica del lavoratore.—



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