ORA BISOGNA RIDURRE LE TASSE

Sia pure accompagnate dalle ormai consuete polemiche sul ruolo dei senatori a vita - ma questa volta non per il loro sostegno alla maggioranza, ma per i numerosi congedi - il Senato ha definitivamente approvato la conversione in legge del decreto per l'utilizzo della (prima) eccedenza di entrate - oltre cinque miliardi e mezzo - che il bilancio statale ha potuto mettere in conto in aggiunta alle previsioni iniziali. Ma le buone notizie che consentono al governo di andare più serenamente in vacanza non finiscono qui. Vanno ricordati anche il buon andamento dei conti pubblici, con un disavanzo che se si esclude l'incidenza delle partite straordinarie risulta in sensibile discesa, e la riuscita del tentativo di Epifani di portare la Cgil a firmare, con qualche riserva solo sul metodo, il protocollo d'intesa sulle misure a favore della competitività che, per quanto riguarda la normativa sul lavoro, ha incontrato forti resistenze nell'ala più radicale del sindacato.


Il decreto ieri convertito in legge è quello che stanzia quattro miliardi per quest'anno e 1,8 per l'anno prossimo per aumentare le pensioni minime. Per estendere a banche e assicurazioni la riduzione del cuneo fiscale in ottemperanza a una imposizione in questo senso della Commissione europea, e per assegnare fondi necessari per la operatività di ferrovie, Anas, Poste e altri enti. Spese, dunque, in parte dovute, e in parte discrezionali, anche se il provvedimento sulle pensioni minime onora un preciso impegno assunto nel programma col quale fu chiesto il voto degli elettori ed era, di conseguenza, imprescindibile per la tenuta della maggioranza.


Anzi, il rilievo politico del decreto e della relativa conversione in legge sta proprio nell'aver tenuto fede a un punto sul quale la componente più radicale della maggioranza era particolarmente impegnata anche per giustificare nei confronti dei suoi elettori più accesi l'assunzione di responsabilità di governo e, più specificamente, il sostegno ad un governo che deve tener conto, e tiene conto, anche della componente moderata e riformista della sua maggioranza. Ora si tratta di vedere quanto questo intervento a favore delle pensioni più basse potrà essere fatto valere nel complesso esercizio di equilibrismo nel quale Prodi deve misurarsi in ragione della composizione della sua maggioranza affinchè possano essere affrontate quelle riforme, o anche quelle semplici iniziative, sulle quali ci sono da vincere resistenze della sinistra del centro-sinistra: scalone e questione dell'età pensionabile, attuazione del protocollo e delle relative misure di modifica della legge 30, avvio della riduzione delle aliquote fiscali.


È questo l'esercizio che dovrà connotare a settembre la proposta governativa di legge finanziaria per il 2008 la cui definizione impegnerà governo e forze politiche per l'intera stagione autunnale. La definitiva approvazione del decreto da parte del Parlamento, quindi, segna comunque una svolta: segna la conclusione di una prima fase dell'azione governativa dedicata agli interventi più urgenti - ricordiamo solo un primo taglio del disavanzo, una prima riduzione delle sperequazioni distributive che si erano accentuate negli anni precedenti, un primo intervento per ridurre il costo del lavoro, un primo avvio di liberalizzazioni - e, allo stesso tempo, segna l'avvio di una politica più strutturata. Non che le misure adottate finora non abbiano effetti durevoli per ridurre, come già detto, l'area del disagio sociale o, sotto un profilo più strettamente economico, per sostenere la competitività delle imprese e per consolidare la ripresa dando più tono alla domanda interna.


Ciò di cui ancora si avverte la mancanza è una azione volta a modificare la struttura del nostro Paese, quella del sistema produttivo, ancora incapace di tenere il passo degli altri e di smarcarsi dalla concorrenza dei Paesi a basso costo, e quella di un sistema pubblico la cui efficienza non è ancora pari al suo costo. Anche se il ministro dell'economia si mostra ancora comprensibilmente prudente al riguardo, il Paese si aspetta un avvio, almeno, di una politica di riduzione della pressione fiscale: non solo una restituzione del cosiddetto extra-gettito, ossia una redistribuzione del carico fiscale che tenga conto della riduzione della evasione, ma una riduzione netta, quale può derivare da una azione sulla spesa che consenta risparmi tagliando erogazioni improduttive ed innalzando l'efficienza economica. Il viceministro Visco sta lavorando in questo senso, ma la questione va ben al dilà del suo pur rilevante aspetto fiscale. Sarà la legge finanziaria, a settembre, a dover dare una risposta definendo più compiutamente il ruolo che questo governo e questa maggioranza possono svolgere nella storia del nostro Paese.

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